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ALCUNE RIFLESSIONI SUGLI EFFETTI DELLA PANDEMIA

ALCUNE RIFLESSIONI SUGLI EFFETTI DELLA PANDEMIA

A cura del doc. Salvatore Pungente

Sono trascorsi ormai molti mesi da quando la pandemia ha fatto la sua comparsa e forse e’ giunto il momento di cominciare a fare qualche riflessione. Sono fermamente convinto che i virus siano gli esseri piu’ democratici in assoluto e il Covid lo ha ampiamente dimostrato. Purtroppo la società si è imbattuta nella scarsita’ delle risorse e questa ha conseguentemente provocato una drastica accentuazione delle vulnerabilità e disuguaglianze sociali. Con la pandemia che ha provocato la carenza delle risorse economiche si sono accentuate le difficoltà delle componenti più fragili della società, e mi riferisco agli ammalati, agli anziani, a tutti quei giovani precari, agli stagionali, ai migranti “non visibili” che non sono raggiunti dalla reti di protezione sociale. La stessa pandemia che ha scatenato quasi l’invasione del mondo virtuale digitale in quello che era il nostro mondo reale analogico diventando questa forma di mondo lo spazio possibile di relazione e di condivisione della vita in tempo reale. Gia’ nel settembre 2019 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva lanciato un monito sulla presenza di rischi pandemici gravi ai quali ci si doveva preparare, ma io non so ancora spiegarmi perché ci si sia accorti troppo tardi di tale rischio. Si era infatti già parlato di “patogeni ad alto impatto sulla respirazione che diffondono attraverso goccioline (droplets) che possono infettare un gran numero di persone molto velocemente e attraverso i mezzi di trasporto muoversi rapidamente tra le aree geografiche”. Purtroppo nessun paese, compreso il nostro, ha dato importanza a questa cosa e dopo tre mesi è scoppiato il vero inferno. Ricordo ancora la data in cui il moderno invasore si e’ presentato sulle frequenze radiofoniche e televisive la sera del 21 febbraio 2020! Ma ora e’ giunto il momento di guardare al futuro. E forse la parola d’ordine giusta da adottare e’ quella di resilienza trasformativa, ovvero una forma di resistenza che si basi sul superamento della tentazione del ritorno a quello che era prima del Covid. Ma perché ciò accada bisogna porre attenzione agli ultimi, ai piu’ fragili, perché la nostra società e’ formata da una catena di tanti anelli ed e’ la forza dell’anello piu’ debole che fa in genere la forza di tutta la catena nei momenti di crisi. E questo perché e’ il modo in cui ci si prende cura degli ultimi che fa la cifra morale di una civiltà a mio parere. Forse e’ anche giunto il momento di entrare tutti quanti in una grande vasca e fare un bel bagno, ma un bagno di umiltà. Un bagno di umiltà che coinvolga scienziati, politici, uomini d’impresa, intellettuali, persone comuni. E credo primi fra tutti gli scienziati, perche’ pur riconoscendo il valore inestimabile della scienza, bisogna ammettere che essa e’ altrettanto erratica e può anche sbagliare quanto le altre pratiche umane. La pandemia da Covid 19 non è stata un evento accidentale e casuale, tutt’altro, perche’ ha trovato il suo adattamento nel tipo di società che tutti quanti abbiamo voluto e costruito, una vera megalopoli umana con una mostruosa urbanizzazione che ha solo aumentato le disuguaglianze sociali, ha distrutto habitat ed alterato il rapporto tra l’uomo e la natura. Ogni piccolo invisibile nemico può mettere in crisi qualunque mondo, anche quello ipertecnologico in cui viviamo, modificando ogni aspetto della vita e scatenando una vera e propria guerra di tutti contro tutti. Abbiamo tutti compreso che l’emergenza Covid si deve sconfiggere con gli strumenti della scienza, ma e’ altrettanto vero che serve il senso di comunità, di solidarietà, di tolleranza, di senso positivo della vita, e soprattutto di capacità di resistere con forza ma anche con ironia e se possibile buon umore. Questa drammatica pandemia ci ha aiutato a riscoprire i valori della solidarietà, degli affetti familiari, dell’amicizia, della vita salubre, a riflettere sui temi della società e dell’ambiente in cui viviamo ed infine sulla necessità di averne rispetto e cura. Ma ci ha fatto riflettere anche sul senso profondo della vita personale tanto legata a quella degli altri, sul bisogno di dare delle risposte alle categorie sociali piu’ deboli riservando attenzione alle persone fragili e vulnerabili. Alla epidemia del virus inizialmente e’ seguita quella della paura, quella del sospetto, delle polemiche, basti pensare alle tante iniziali e stupide aggressioni ai cittadini dai tratti asiatici fino al proliferare di infantili teorie sulla creazione del virus in laboratori segreti. In tutti questi mesi sono cambiate molte delle nostre funzioni essenziali: il modo in cui si impara, il modo in cui si fa la spesa, come ci si muove in città, come ci si rapporta con gli altri. Possiamo veramente parlare di evento epocale la cui portata è ancora difficile da quantificare. Lo slogan “uniti ce la faremo” ci ha sempre accompagnato ed io continuo a sentirlo nelle mie orecchie, ma il distanziamento sociale ha ostacolato e a tratti impedito questo obiettivo. Eppure in qualche modo questo ci fa riflettere e stiamo solo ora comprendendo quello che nei paesi orientali già sapevano: ovvero che la distanza fisica e la mascherina (quando non si sta bene) sono espressione di cura reciproca e non di distacco, un vero attegiamento altruista, altro che egoismo! E allora l’insegnamento principale del Covid è che nessuno è al sicuro se non lo sono tutti. Neppure il più ricco può pensare di essere irragiungibile perché la malattia arriva dappertutto senza fare distinzioni ed e’ molto più democratica di noi. E rivela anche una cosa importante: la salute e’ un bene comune, né un bene pubblico e né un bene privato. Senza la salute di ciascuno, tutti sono a rischio. Per questo motivo bisogna ricordare che abbiamo un bene misconosciuto: il Servizio Sanitario Nazionale. Questo servizio pubblico ed universale è un vero valore e come tale è di tutti e va difeso, valorizzato, finanziato in maniera opportuna. La grave disidratazione economica voluta da illustre menti corrotte e diaboliche, purtroppo e’ stata pagata sulla pelle di tutti noi, come operatori e come pazienti. Per esempio lo abbiamo sofferto come minor numero di operatori presenti nei reparti ad alta intensita’ di cure (pronto soccorso fra tutti), di scarsità di attrezzature, di strutture vetuste ed inadeguate, di riduzione di posti letto. C’è veramente bisogno di un assoluto rinnovamento, il Sistema Sanitario oggi più che mai ha necessità di snellimento, di rapidità di risposte e di flessibilità tanto quanto i malati di Covid hanno bisogno di ossigeno. E’ veramente triste che il numero dei posti letto venga calcolato su astratte formule matematiche ideate da menti vuote, mentre invece occorre considerare i bisogni sanitari della popolazione che mutano secondo i diversi contesti. Non e’ difficile comprendere che prima di chiudere un servizio bisognerebbe averne creato uno alternativo per evitare il tipico vuoto assistenziale. Per fortuna la storia e’ maestra di vita e per fortuna certe menti ritornano ad essere polvere! Occorre deburocratizzare, investire in equità, rifondare il sistema fiscale, migliorare la digitalizzazione e lo Stato deve prendersi cura seriamente della persona perché la salute e’ un bene comune. E bisogna ridare coraggio, sostegno e potere la medico di famiglia, che deve tornare ad essere il medico della persona, fondamentale come figura grazie alla sua capillarità e conoscenza degli assistiti. Per guardare al futuro occorre forzare la cassaforte che il Covid ha creato. E la giusta combinazione per aprire questa cassaforte e’ la speranza e l’opportunita’. La speranza si alimenta con la creatività dell’intelligenza politica e con la purezza della passione civica. Ed è sempre la speranza che sprona all’azione ed alla intraprendenza perché colui che e’ capace di sperare e’ anche capace di agire e mettersi in gioco. Possiamo solo augurarci che la pandemia Covid si esaurisca nel più breve tempo possibile, facendo sì che si interrompa questa ondata di morte e sofferenza non ancora terminata. Ma non bisogna dimenticare che ciò che e’ accaduto e’ la conseguenza delle nostre azioni, non di un accidente capitato per caso.
Un abbraccio affettuoso, perdonate la mia breve assenza (effetto Covid)!

doc Salvatore Pungente