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Entro il 3 luglio addio a piatti e bicchieri di plastica (anche biodegradabile). Ma l’Italia protesta

Entro il 3 luglio addio a piatti e bicchieri di plastica (anche biodegradabile). Ma l’Italia protesta
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Nel 2019, l’Ue, con il voto del nostro governo, ha stabilito che tutti quei prodotti per i quali esistono in commercio alternative più sostenibili, dovranno sparire dal mercato comunitario. A un mese dall’entrata in vigore del divieto, però, Roma protesta: “Norme assurde, a rischio industria del packaging”
Giulia Maini
Entro il 3 luglio di quest’anno gli Stati membri dell’Ue dovranno dire addio a pranzi e cene con bicchieri, posate e piatti in plastica monouso e oxo-degradabili dopo che la Commissione europea ha stabilito che non dovranno più essere immessi sul mercato Ue, insieme a cotton fioc, cannucce e tutti quei prodotti per i quali esistono in commercio alternative economiche più sostenibili. Per altri articoli in plastica, come attrezzi da pesca, sacchetti , bottiglie, contenitori per bevande e alimenti in polistirene, confezioni e involucri, filtri per tabacco, articoli sanitari e salviette umidificate, si applicano misure diverse, quali la riduzione del loro consumo, schemi di etichettatura e responsabilità estesa del produttore secondo il principio “chi inquina paga”. Inoltre, poichè più dell’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica, che si accumula nelle acque e sulle spiagge dell’Ue e del mondo. Il 27% di questi residui è costituito da articoli legati alla pesca. Per questo l’esecutivo europeo ha anche proposto delle misure per segnalare la perdita di attrezzi da pesca e facilitarne il recupero.
La direttiva
Queste misure sono contenute nelle nuove linee guida promosse dell’esecutivo europeo per garantire che le norme comunitarie sulla plastica monouso (Direttiva Sup), adottate nel 2019, siano applicate correttamente e uniformemente in tutta l’Ue.”Il recepimento armonizzato nella legislazione nazionale è importante per il buon funzionamento del mercato interno” si legge in un comunicato della Commissione, “le linee guida spiegano definizioni e termini chiave e sono state sviluppate attraverso ampie consultazioni con gli Stati membri e con un’ampia gamma di soggetti interessati”.
Stretta anche sul biodegradabile
Le linee guida della direttiva Sup indicano che anche le plastiche biodegradabili o a base biologica sono considerate alla pari di quella normale. Questo perchè secondo l’esecutivo europeo “attualmente non sono disponibili standard tecnici ampiamente condivisi per certificare che uno specifico prodotto sia correttamente biodegradabile in un breve lasso di tempo e senza causare danni all’ambiente”. Dello stesso avviso sono le organizzazioni ambientaliste, come Greenpeace, secondo cui a oggi non esiste la certezza che questi materiali abbiano un impatto nullo sull’ambiente. Qui un documento che spiega bene il punto di vista condiviso anche da Bruxelles.
La rivolta last minute
Proprio sulla plastica biodegradabile l’Italia sta alzando la voce, forse un po’ in ritardo. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, denuncia che la direttiva sarebbe un duro colpo per l’industria del packaging tricolore, considerata un’eccellenza della nostra manifattura e che ha investito in questi anni sulla ricerca e sullo sviluppo dei prodotti biodegradabili. Ad aprire la rivolta last minute del Belpaese era stato qualche giorno fa il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Giorgetti, come aveva riportato EuropaToday. Nelle ultime ore, è arrivato anche l’attacco del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: “L’Europa ha dato una definizione di plastica stranissima, si può usare solo quella riciclabile, le altre, le biodegradabili, non vanno bene, ma sta finanziando ricerche importanti sulla plastica biodegradabile”. In tutto ciò “il nostro Paese ha la leadership sulle plastiche biodegradabili e non può usarle perché c’è una direttiva assurda che dice ‘solo plastica riciclabile'”.
L’industria italiana degli imballaggi
Nonostante i danni all’ambiente, la plastica dà lavoro. Solo in Italia gli addetti dell’intero settore sono oltre 160mila, sparsi soprattutto tra le aziende del Nord Italia (quasi 54mila in Lombardia e 25mila in Veneto). Secondo Il Sole 24 Ore, solo i lavoratori della cosiddetta packaging valley italiana sono quasi 20mila. Un tessuto aziendale dipendente dagli imballaggi che fattura circa 5 miliardi di euro l’anno. Dati già emersi nel contesto del dibattito sulla plastic tax, e che tornano d’attualità con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore della stretta Ue sulle plastiche monouso.
La crociata di Giorgetti
“Si potrebbe pensare una riserva rispetto all’entrata in vigore della direttiva”, ha detto Giorgetti, dopo aver incontrato a Bruxelles i massimi rappresentanti della politica europea. Tra questi c’era anche Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, nonché responsabile per l’attuazione del Green deal. L’esponente della Lega ha poi precisato di riferirsi a quei prodotti “la cui componente in plastica è dell’8% rispetto al 92% di carta” e che finirebbero nel mirino delle nuove regole Ue. Di qui la decisione di opporsi all’attuazione della direttiva già scritta e che ora l’Italia è chiamata ad applicare. E “naturalmente non possiamo essere i soli a fare questa battaglia in Europa”, ha aggiunto il ministro chiamando a raccolta gli altri Paesi ‘ribelli’.
Ue tira dritto
Bruxelles per ora non sembra curarsi troppo delle proteste italiane. E in una comunicazione ha dato i suoi orientamenti agli Stati membri per l’applicazione della direttiva. I rifiuti in plastica, ha ricordato Timmermans, sono particolarmente problematici e preoccupanti, tanto che secondo la Commissione “sono dannosi per la vita marina, la biodiversità, ma anche per la nostra salute”. Per questo la riduzione dell’uso di plastica monouso “aiuta a proteggere la salute delle persone e del Pianeta”. Il commissario per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius ha definito “preoccupanti” gli impatti negativi che i rifiuti di plastica hanno sull’ambiente, sugli oceani e sulla nostra salute a livello globale, aggiungendo le regole comunitarie sono “ambiziose e rispondono alle richieste dei cittadini di un’azione decisa, rendendo l’Ue leader mondiale della lotta contro l’inquinamento”. In una nota dell’esecutivo europeo si legge inoltre che queste norme comunitarie contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi del piano d’azione Zero Pollution e affrontano le preoccupazioni dei cittadini europei, sempre più alla ricerca di maggiore sostenibilità.