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Mangia del pesce e si sente male. Ricoverato, viene dimesso. Si aggrava e muore, 7 indagati

Mangia del pesce e si sente male. Ricoverato, viene dimesso. Si aggrava e muore, 7 indagati
Fonte : Corriere Salentino
Non aveva problemi di salute nonostante l’età. E il 9 agosto del 2020, in compagnia dei suoi familiari, si era concesso una cena a base di pesce. Da quella sera, però, probabilmente per un’intossicazione alimentare, in appena 48 ore, le sue condizioni di salute si sono aggravate rapidamente fino al tragico epilogo. Per il decesso di Antonio Schilardi, imprenditore 72enne originario di Campi Salentina, deceduto l’11 agosto sempre del 2020 nel reparto di rianimazione del “Vito Fazzi” dopo un primo ricovero presso l’ospedale di Copertino, ci sono sette medici indagati con l’accusa di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.
Nei cui confronti, nel frattempo, la pm Donatina Buffelli ha avanzato richiesta di archiviazione sulla base degli esiti della consulenza del medico legale Alberto Tortorella che avrebbe escluso un nesso tra la condotta dei camici bianchi con la morte dell’imprenditore. A queste conclusioni, però, la famiglia dell’uomo si è opposto e per il 7 ottobre 2022 è fissata l’udienza camerale davanti al gip Sergio Tosi.
A mettere in moto l’indagine è stata la denuncia sporta proprio dai parenti dell’uomo assistiti dall’avvocato Cosimo Casaluci. Il 72enne, stando alla versione di parte, avrebbe mangiato del pesce in compagnia di familiari la sera del 9 agosto. Nella notte Schilardi avrebbe accusato scariche diarroiche con sanguinamento tanto da essere accompagnato presso l’ospedale di Copertino dove è stato trattenuto per alcune ore e curato con delle flebo. I medici, a dire dei familiari, non si sarebbero neppure accorti delle macchie di sangue sul letto.
Dimesso intorno alle 8 del mattino del 10 nonostante le scariche proseguissero Schilardi è rimasto casa fino a sera per poi tornare in ospedale a causa degli stessi sintomi. Considerata la gravità della situazione è stato disposto il trasferimento del “Vito Fazzi” dove Schilardi è deceduto due ore dopo nel reparto di rianimazione.
I familiari, in particolare, hanno da sempre puntato il dito contro i medici perché avrebbero dimesso il proprio congiunto con un’emorragia in corso. Una tesi, però, che gli accertamenti medici avrebbero escluso. A difendere gli indagati, gli avvocati Ester Nemola, Francesca Serafini, Maurizio Sanasi e Roberto Frassanito.