Menù principale

Oltre duemila ulivi secolari ancora vivi grazie a cure naturali: la testimonianza

Oltre duemila ulivi secolari ancora vivi grazie a cure naturali: la testimonianza
Fonte : brindisireport.it
Circa duemila alberi varietà “Cellina”, la cultivar simbolo del Salento, attaccati dalla Xylella sono ancora vivi, grazie alla caparbietà e al coraggio di chi non ha voluto arrendersi alla furia del batterio killer. Stefano Macchia, 47 anni, agrotecnico di San Pietro Vernotico, ha ideato un metodo che permette agli alberi colpiti dal batterio che ne provoca il disseccamento rapido di sopravvivere. Insieme a lui gli agricoltori, proprietari degli uliveti che vogliono credere in un futuro per il patrimonio naturalistico del Salento.
Va subito detto che non è stata trovata alcuna cura per la Xylella. BrindisiReport intende raccontare le esperienze di chi sta sperimentando nuove tecniche e sta riuscendo a non far morire gli ulivi del Salento e a ottenere raccolti di tutto rispetto. Perchè gli agricoltori siano a conoscenza di quanto sta accadendo intorno a questo tema.
Le campagne del Leccese e buona parte di quelle del Brindisino sono ormai caratterizzate da uliveti fantasma. C’è chi si è completamente arreso, chi ha eradicato, chi ha reimpiantato affidandosi alle nuove cultivar come la Favolosa. Una nuova frontiera della produzione olivicola.
Dalla Xylella alla Favolosa: la sfida di una famiglia
Ma c’è anche chi non si è voluto arrendere e si sta ingegnando per non perdere un guadagno ma soprattutto per non perdere l’olio locale. “L’unica pratica non buona è l’abbandono”, esordisce Stefano Macchia perito agrario con una passione smisurata per la Natura. “Per molto tempo ho evitato tutte le strade dove c’erano ulivi abbandonati, mi sentivo male, il dolore era troppo forte, ho pensato che prima o poi mi sarebbe venuto un infarto. È l’abbandono la prima causa di tutte le malattie delle piante, non c’è solo la Xylella, le piante sono come le persone, bisogna prendersene cura. Non è folle colui che parla con le piante”.
E’ da qui che è partito il suo studio per cercare di non far morire gli uliveti. “Quando è arrivata la Xylella stavo sperimentando cure contro la lebbra dell’ulivo, che anche provoca disseccamento e morte. Avevo capito e accertato, anche grazie alle mie competenze e conoscenze legate ai miei studi, che sia le piante che i terreni hanno bisogno di nutrimenti. Per essere forti contro gli attacchi esterni. Per anni abbiamo sfruttato i terreni utilizzando diserbanti e prodotti chimici. Indebolendoli e rendendo le piante fragili”.
Il protocollo Giusto Giovannetti
“Vendo prodotti per l’agricoltura e per la cura degli ortaggi, a un certo punto mi sono reso conto che gli alberi di ulivo non sono altro che piante. Se un ortaggio ha bisogno di nutrimenti e concimi per svilupparsi e sopravvivere perché non può essere la stessa cosa per l’ulivo?”.
Tre anni fa su alcuni uliveti di sua proprietà Macchia ha iniziato a sperimentare cure naturali, nutrendo il terreno ma anche gli alberi, col passare del tempo ha visto gli ulivi divorati dalla Xylella rinascere.
“Ho fatto diverse prove prima di capire di cosa ha bisogno un uliveto attaccato da batteri come la Xylella e altro che non può contare su terreni fertili. Piano piano sono arrivato alla conclusione che gli alberi e la stessa terra vanno curati per bene. Aiutati a essere forti davanti agli attacchi esterni. Si deve tornare ai metodi dei nostri nonni come la concimazione con letame ma si devono anche sperimentare nuove tecniche”.
Si sono affidati all’agrotecnico sampietrano anche altri agricoltori i cui ulivi sono stati attaccati dalla Xylella. Per non eradicare. Da tre anni circa duemila alberi secolari varietà Cellina di Nardò, di diversi agricoltori, sono trattati con i metodi naturali sperimentati da Macchia e per molti quest’anno è arrivato il raccolto, quello vero. Quello che permette la produzione di olio e anche un ritorno economico.
“Non c’è un metodo valido per tutti. Ogni albero e ogni terreno ha le sue caratteristiche e la cura varia in base allo stato in cui versa ogni uliveto. Non c’è solo la Xylella. Questo batterio ha trovato alberi già stanchi e troppo sfruttati che combattevano contro la lebbra e altri patogeni. Non è stato sconfitto ma ho dato la possibilità a queste piante di continuare a vivere. Se è una vera e propria cura non lo so, il tempo lo potrà dire. Certo è che quest’anno sono andati in produzione alberi dati per spacciati”.
Oltre duemila ulivi secolari ancora vivi grazie a cure naturali: la testimonianza
„Tutto questo naturalmente ha un costo, come hanno un costo tutte cure. “Per anni abbiamo pensato che l’ulivo non ha bisogno di nulla, che cresce da solo. Siamo abituati a trattare i vigneti ma ci sembra strano spendere soldi per gli ulivi. Adesso non è più così, anche gli ulivi hanno bisogno di cure mirate per sopravvivere. La Xylella non fa altro che occludere il passaggio della linfa che dalle radici arriva alla chioma attraverso vasi esterni al tronco. La linfa in condizioni normali torna alle radici attraverso il midollo che si trova al centro del tronco. L’albero è in grado di creare da solo dei bypass che oltrepassano l’occlusione. Ma ci vogliono molti anni e nel frattempo secca. La mia teoria è quella di rendere forte l’albero e accelerare la creazione di questi bypass. Finora ci sono riuscito. Solo al termine della cura si possono individuare i rami realmente seccati. E quelli posso essere tagliati”“

Loading