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PER L’AMICO ENZO CAROFALO a cura di Luigi Pranzo

PER L’AMICO ENZO CAROFALO a cura di Luigi Pranzo
“ Sono io la morte e porto corona, io son di tutti voi, Signora e Padrona e son così crudele, così forte e dura, che non mi fermeranno le tue mura “. Sono le parole di una canzone di Angelo Branduari, parole che in queste circostanze ripropongono un tema che è esorcizzato dalla cultura contemporanea, tutta protesa al presente, renitente a qualsiasi interrogazione su quell’OLTRE che François Rabelais, l’autore di Gargantua e Pantagruel, giunto alla fine dei suoi giorni lo sintetizzava dicendo “ VADO A CERCARE UN GRAN FORSE “.

Certo, lodare pubblicamente un morto e rassicurarlo che sentiamo la sua mancanza è l’espressione sincera del nostro rimpianto, nella inconsapevolezza di cosa sia la morte perché nessun essere umano, in bara, ha mai potuto dimostrare di sentire la nostra mancanza. Allora, perché mai, nel rivolgere l’ultimo commiato ad Enzo, vogliamo ricordare il suo passaggio terreno? Enzo, nella sua vita, non ha fatto niente di eccezionale; amava il silenzio, amava nascondersi dietro le sue tele, quasi come colui che avrebbe preferito dire che con quelle tele non c’entrava nulla. Ha lavorato per 35 anni presso un pubblico Istituto, impegnandosi dapprima come disegnatore di case popolari, poi, con l’avvento della tecnologia dovette impegnarsi anche nell’elaborazione di atti che, il più delle volte, gli procuravano tanta amarezza perché destinati a povera gente. Di eccezionale, però, ha fatto più di qualcosa, ed è la ragione per cui noi siamo qui a testimoniare il dolore che proviamo per la sua mancanza: ha riportato sulla tela i suoi sentimenti, le sue emozioni, il suo stupore nell’ammirare i colori che la natura offriva alla sua attenta osservazione e che lui riproduceva con gran maestria. Aveva appreso questo lavoro seguendo con scrupolo i suoi docenti, i cui nomi li ha ricordati fino a poco tempo prima della sua dipartita. Ma il vero grande amore per la pittura e per la oggettività della rappresentazione li ha ereditati dalla commedia all’italiana portata nelle sale cinematografiche dai grandi maestri come Comencini – Germi – Scola – Visconti che avevano fatto propria la lezione del neorealismo.  Enzo, ancora scolaretto, cominciò ad affiancare nel suo lavoro il manovratore del famoso Cinema D’Andria; era un lavoro che a lui piaceva, ma credo che gli piacessero soprattutto i film che lui vedeva e dei quali fissava avidamente i lineamenti degli attori, i paesaggi, la veduta di ambienti poveri, il movimento delle masse, l’immagine di un bimbo che piangeva, il volto di una donna affranta dal dolore, il sorriso di una giovane che aveva intravisto un futuro migliore del presente, un fascio di fiori. Sono tanti i ricordi che ha accumulato con quella esperienza giovanile e che gli hanno consentito, da grande, di riportarli sui fogli o sulle tele con estrema cura della prospettiva, delle proporzioni e soprattutto dei colori che hanno assecondato la sua feroce passione per il bello intenso. Le sue tele sono state apprezzate da grandi artisti italiani e stranieri. Ricordo ancora gli elogi di Ernesto Treccani e di Remo Brindisi, in occasione di una estemporanea realizzata su una nave ancorata nel porto di Brindisi. Ora di lui parleranno ancora i suoi lavori, ma non potrà più ascoltare le lodi di nessuno. Soltanto Dio, in cui credeva fermamente, anche se, senza alcuna manifestazione esteriore, secondo la lezione dell’amato Don Oronzo Elia, potrà gratificarlo riservandogli una calda accoglienza, sollecitata da San Nicola, al quale ha dedicato tanto studio e dedizione nel realizzazione della tela che ha lasciato nella cappella di Santa Susanna della chiesa matrice. Noi tutti, unitamente a quanti hanno apprezzato i tuoi lavori ti auguriamo BUON VIAGGIO ( L. Pranzo )