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Per vivere un inverno tranquillo, ed evitare il boom di casi che si sta registrando in queste settimane in Gran Bretagna, è necessario raggiungere una copertura vaccinale del 90%.

Per vivere un inverno tranquillo, ed evitare il boom di casi che si sta registrando in queste settimane in Gran Bretagna, è necessario raggiungere una copertura vaccinale del 90%.
Fonte: TODAY Attualità
Secondo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, è la soglia per raggiungere la “immunità di gregge”. La Scienza si interroga anche su nuove pandemie e sulla necessità di farsi trovare pronti
Per vivere un inverno tranquillo, ed evitare il boom di casi che si sta registrando in queste settimane in Gran Bretagna, è necessario raggiungere una copertura vaccinale del 90%. Ne è convinto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, secondo cui questa è la soglia minima per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”. “Il valore dipende dall’R0, – ha spiegato nel corso di un convegno sul Covid a Venezia – che attualmente in Italia si assesta tra il 5 e il 6”. Quattro o cinque mesi fa, quando il valore era fermo sul 3, “sarebbe bastata una copertura al 70%, ma oggi non è più sufficiente”.
Il quadro epidemiologico ad oggi è molto buono, ma secondo Rezza non ottimale, perché se è vero che l’Italia è tra i Paesi con l’incidenza di trasmissione più bassa in Europa e nel mondo, è altrettanto vero “che abbiamo ancora molti casi di contagio e registriamo quotidianamente tra i 30 e i 40 morti”.
Il monito della Scienza: mascherine e vaccinazione
Per gli scienziati è quindi necessario continuare a seguire due strade nella lotta al virus. La prima è quella di indossare sempre la mascherina nei luoghi chiusi, “basta guardare quello che succede nel mondo, – ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro – dobbiamo continuare ad avere con noi i dispositivi di protezione individuale ed essere prudenti, perché da questo dipende anche la nostra libertà negli spazi aperti”. La seconda strada è quella della vaccinazione, e un ruolo chiave, in questo momento, ce l’hanno le dosi addizionali e quelle booster destinate alla popolazione più fragile, tra immunodepressi e grandi anziani.
Non sono ancora state prese decisioni, invece, sulla terza dose destinata ai più giovani. Se Brusaferro non esclude un’estensione a tutta la popolazione, Rezza si dimostra più prudente. “Del resto abbiamo ancora del tempo per decidere, la maggior parte dei giovani ha completato il ciclo vaccinale nel corso dell’estate, e quindi siamo ancora lontani dal termine dei sei mesi per l’ulteriore richiamo”, ha spiegato, sottolioneando come siano in corso delle valutazioni, guardando in particolar modo agli studi effettuati in Israele, dove la campagna di vaccinazione di massa, estesa a tutti, ha preso avvio già nei primi mesi di quest’anno. “Stiamo ancora valutando se e quando effettuarlo”, ha sottolineato.
Rezza: “Teniamoci pronti a nuove pandemie”
Ad “agitare” il mondo della Scienza non è solo la necessità di contenere e debellare il Coronavirus, ma anche l’obbligo di farsi trovare pronti ad un’altra eventuale epidemia di queste proporzioni. “Tra dieci o cinquant’anni, ma spero il più tardi possibile, – spiega Rezza – il mondo potrebbe essere scosso da un’altra ondata, scatenata da una ‘malattia x’. Il Covid ci ha insegnato che ci aspettavamo un’influenza, invece è arrivata una pandemia”. Ci sono virus, come quelli trasmessi dalle zanzare, che in un prossimo futuro potrebbero assumere una dimensione internazionale a causa dei mutamenti climatici, ma resta il fatto “che sono quelli respiratori a preoccuparci di più”. È per questo che il monito degli scienziati è quello di non farsi trovare impreparati una seconda volta, avendo a disposizione “sempre dispositivi di protezione individuale e attivando tutto ciò che è possibile in termini di contromisure mediche. Dobbiamo essere in grado di pianificare tutto già da ora”.