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Riceviamo e pubblichiamo. QUESTIONE DI CUORE a cura di Mons. Lucio Renna

QUESTIONE DI CUORE

a cura di mons. Lucio RENNA

 

La Quaresima, preparazione alla Pasqua di resurrezione, è un lungo cammino ritmato sui tre impegni di elemosina, di preghiera e di conversione. Impegni da non restringere a sintesi estreme di qualche spicciolo dato ai poveri o alla chiesa, a qualche preghiera biascicata quando ce ne ricordiamo, a qualche atto di dolore e a fugace e superficiale confessione. Il cammino quaresimale è questione di cuore che si lascia visitare dal Medico celeste per individuare malattie o patologie cardiache, ovviamente in senso spirituale, e si impegna a seguire la terapia giusta per pulsare al ritmo del cuore di Cristo.
L’elemosina presuppone cuore generoso e mani aperte verso chi attraversa le nostre strade, come un essere sbandato, smarrito, deluso, impoverito. Essa, l’elemosina, è veramente questione di cuore che si addolora e, nel limite del possibile, si fa carico della persona incrociata; persona del nostro paese o proveniente dai luoghi senza pace, intrisi del sangue di innocenti (Ucraina-Russia, etc. etc.), coperti di cadaveri e da case ridotte a macerie. È questione di cuore l’elemosina e si configura come aiuto fraterno “ai piccoli” (emarginati, invisibili, immigrati, disoccupati) di Dio, ricordando le parole del Cristo: “Qualunque cosa avrete fatta a questi piccoli, è come l’aveste fatta a me”. Nei “piccoli”, diamo un aiuto non anemico ma cordiale e generoso a nostro Signore. Dio non accetta, anzi disapprova il vezzo-convinzione di coloro che, dando qualche centesimo (monetine scure) ai poveri o alla chiesa, ritengono di far elemosina. Il gesto di costoro non è dettato dal cuore; perciò è rachitico ed offensivo, inaccettabile e fondamentalmente ipocrita. Indubbiamente Gesù lodò la vedova che nel cesto delle offerte aveva fatto cadere un soldino. Ma costei dette tutto quello che poteva.
La preghiera, poi, non è formula recitata. Gli attori recitanti stanno sul palco di un teatro e non in chiesa o nella propria casa. Essa non è affatto riducibile a parole ma a moti del cuore. Santa Teresa d’Avila la considerava come un “intendersela con Dio come con un amico”. Dio non si aspetta di sentire formule mandate a memoria, come si faceva tanti anni fa a scuola con le poesie; ma dialogo sincero tra Lui, Padre, e noi figli. “Elevatio mentis in Deum”, un innalzarsi della nostra mente al cuore di Dio. Importanti le vibrazioni del cuore filiale e non le frasi o parole ad effetto. Di queste Dio non sa che farsene. Invece, quando si prega col cuore, lo Spirito opera nell’anima dell’orante in modo tale che costui “vive come prega e prega come vive”. In Quaresima ci sono tante iniziative di preghiera: le seguissimo tutte ma senza la disposizione interiore, non pregheremmo affatto, e Dio stesso rifiuterebbe il chiacchiericcio del recitante; ne sarebbe annoiato e non trasformerebbe quelle pantomime ipocrite in benedizioni e grazie per una vita buona secondo il Vangelo.
La conversione, infine, non si avvia se manca lo spirito e il buon funzionamento del motore interiore, cioè del cuore. Ricordiamo la parabola del figlio prodigo, ove risplende il cuore del Padre sempre disponibile a chi ritorna. Viene, tra noi, usato un termine che da piccolo non capivo, ma, una volta sviscerato nel suo strano dinamismo, l’ho relegato fra parole da non usare (lo uso per l’occasione): i pasqualini. Con questa parola venivano etichettate quelle persone che, negli ultimi attimi della Quaresima, si confessavano per poter “fare Pasqua” e poi, subito dopo, continuare col proprio stile di vita blasfemo, forse, e comunque affatto disponibile ad accogliere la Parola di Dio e viverla. La conversione è, invece, una specie di trapianto cardiaco: viene svelto il cuore di pietra e Dio lo sostituisce col cuore di carne. Ovviamente in senso spirituale. Se, infatti, il peccare è voltare le spalle a Dio e infischiarsene del suo cuore di Padre; la conversione, consiste nel ritornare a Lui col cuore contrito e disposto a seguire i suggerimenti della Sua Parola di vita e veleggiare verso i lidi della salvezza e, perché non, della santità.
A tale riguardo, giorno 15 maggio in Piazza San Pietro, Papa Francesco proclamerà la santità del nostro confratello carmelitano, il beato Tito Brandsma.
Questi pochi cenni, che affido all’anima mia e alla vostra, fratelli e sorelle, ci aiutino a capire e vivere il TRIDUO SACRO DELLA PASQUA.
Giovedì santo: ore 19: S. Messa “in Coena Domini” edesposizione
della SS.ma Eucaristia.
ore 21: Adorazione Eucaristia: preghiamo la pace
Venerdì Santo: ore 17: Liturgia dellaPassione di Gesù Cristo
Sabato Santo: ore 19: S. Messa
Domenica di Pasqua: ore 19: S. Messa di Resurrezione

+ Lucio M.Renna
Vescovo Carmelitano
“Il Signore vi riempia la casa di profumo pasquale, del fuoco di Pentecoste e del vento delle Montagne delle Rivelazioni. Ciascuno sia felice e cerchi di rendere felici gli altri”
(Don Tonino Bello)