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Il lavoro – a cura del Preside prof. Luigi Pranzo

 

Il lavoro

a cura del Preside prof. Luigi Pranzo

“ Da queste due, se tu ti rechi a mente / lo Genesí dal principio, convene / prender sua vita e avanzar la gente;” – Inferno XI – 106 – 108 – Dante. Dalla natura e dal lavoro
( da queste due ), sostiene Dante, l’uomo deve trarre i mezzi per sostentarsi e per far progredire il genere umano ( la gente ) ed a tal proposito, sempre Dante, richiama alla memoria i passi delle sacra scrittura dove si raccomanda all’uomo di lavorare e guadagnarsi il pane con il sudore della sua fronte.
In verità, senza scomodare Dante, tornando indietro nel tempo di 700 anni, anche la nostra costituzione, settanta anni fa, sosteneva all’art. 4 che: “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società “. Purtroppo e soprattutto in questi ultimi anni questa norma è rimasta una semplice enunciazione non essendovi stata alcuna iniziativa politica volta a dare ad essa una specifica attuazione. Non è certamente con l’elargizione del reddito di cittadinanza, di inclusione o di emergenza e con i vari bonus che si esplicita il principio lavorista, già enunciato nell’art. 1, ma con l’impegno della Repubblica a creare le condizioni per rendere effettivo il lavoro, escludendo in tal modo ogni forma di parassitismo economico e sociale. I sussidi alle famiglie in difficoltà, se da un lato riducono il disagio sociale, dall’altro fanno pensare ai fruitori che si tratti di un dovere continuo, e non già periodico, dello Stato nei loro confronti. Certo, nel corso di quest’ultimo anno, i nostri governanti sono stati costretti dalla pandemia ad aiutare i nuovi poveri, questa generazione “ This generation “ e non come si vuole in Europa “ Next Generation “. Perché se si vuole aiutare la prossima generazione occorre impegnare le risorse economiche disponibili in pochissimi obiettivi che facciano ripartire le imprese, la produzione ed i consumi, così come sta facendo l’America, anche con il nuovo presidente. Spalmare, invece, 100 miliardi in mille sussidi, come già è accaduto, vuol dire non curarsi né di questa generazione né di quella futura. In una situazione come la nostra non c’è nulla di prioritario: non trovano posto né la transizione al verde, come vorrebbe la Germania che, da tempo, ha preparato tutto ciò che dovrà venderci, né la transizione digitale. La priorità è una sola: far ripartire il paese pensando al presente, creando subito posti di lavoro, reddito immediatamente disponibile per i consumi. Se si vogliono aiutare realmente e non con secondi fini le famiglie disagiate occorre aiutare le imprese in difficoltà; occorre far ripartire l’economia utilizzando nel miglior dei modi i soldi che arriveranno il prossimo anno dall’Europa.

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