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A Francesco Morleo…..il Jos che ho conosciuto

A Francesco Morleo…..il Jos che ho conosciuto.

di Nicola Muscogiuri

Oggi 16 aprile 2020 ancora un’altro giovedì di questa comunque strana normalità, resa ancora più inconsueta dal fatto che non si svolge il solito mercato settimanale. La circostanza è da me fortemente percepita in quanto abitando nelle immediate vicinanze,
già nelle prime ore del mattino tantissime auto invadono le strade adiacenti ed è un via vai continuo di gente, come se si fosse ad una festa di paese. Adesso invece per strada non vi circola quasi nessun mezzo e di Persone solo di tanto in tanto e tutte assorte nei loro intimi pensieri. Solo sugli alberi dei giardini delle case intorno gli uccelli continuano a far sentire il loro canto gioioso, ma forse anche loro avranno capito che in giro c’è qualcosa di strano. Ma è in casa che quel silenzio si fa ancora più palpabile ed è cosi spesso che si potrebbe tagliare a fette, specialmente non avendo figli o nipoti, la cui vivacità senz’altro andrebbe a mitigarlo. Comunque ormai c’è ne siamo fatti una ragione e responsabilmente accettiamo questo silenzio come un’occasione che da speranza per un futuro prossimo liberato dalla brutta pandemia. Mentre che considero tutto ciò, improvvisamente mi torna alla mente il mattino del giovedì della settimana appena trascorsa (9 aprile 2020), quando intorno alle 10.00 mio figlio da Bologna, addoloratissimo, mi informa che l’amico fraterno Jos aveva perduto la sua battaglia per la vita. Come sempre accade in queste circostanze, vorresti non aver capito e volutamente ti sforzi a non crederci, tanto da rimanere per un tempo indefinito come in sospensione mentale, prima di considerare reale la triste notizia. Sapevo che da tempo lottava strenuamente e da par suo contro l’infimo male, ma pur essendo alquanto preparato il dispiacere è immenso. Perché Jos meritava ogni attenzione ed affetto fraterno, come Lui lo rivolgeva agli altri e senza far distinzione alcuna. Adesso in un turbinio di pensieri, lo rivedo come la Persona speciale che era, con quel suo cuore dove non albergavano sentimenti cattivi, sempre propositivo e disposto alla più vera solidarietà. Anche a volerci pensare, non riesco a ricordare alcun momento dove, per varie ragioni incontrato, non elargiva un sorriso, forte di quel carattere giovale che spargeva simpatia ed allegria dappertutto. Non lo vedevo dall’ultimo carnevale torrese, a cui – essendo sua creatura – non poteva mancare e dove, pur soffrendo, non ha fatto mancare a tutti la sua presenza con le sue proverbiali battute ed i suoi inconfondibili gesti. La tristezza non faceva parte del suo mondo e forse anche per questo voleva che ciò fosse vero anche per altri, quando con quel suo sorriso invitava ad andare avanti nonostante ogni difficoltà. A posteriori tutto potrebbe essere più facile nel descrivere una Persona come umanamente retta e giusta, ma per Jos penso di poter dire senza infingimenti e cortesie di facciata, che non ce ne sia di bisogno, perché Lui era così come in tanti l’hanno conosciuto e descritto. Nella sua spiccata umiltà aveva tanta dignità e da uomo vero e sincero ha saputo guardare in faccia anche quel male maledetto che alla fine purtroppo l’ha vinto. Anche nel suo impegno politico locale ha dato dimostrazione di come lo intendesse e cioè di assoluto servizio per il suo amato Paese e la sua gente. Io lo conoscevo fin da quando era un ragazzino, perché sono stato molto vicino alla sua famiglia, avendo frequentato come “vagnoni ti putea” il salone di suo zio “maestro Raffaele Arena”, all’epoca ubicato in largo Chiesa, vicino alla casa della famiglia dell’amico Gino Cesaria, con cui Jos (ancora Francesco) di sicuro avrà molto scherzato e giocato.

 

La mamma di Gino, la cara signora Ntunietta, all’epoca gestiva un piccolo negozietto in cui vendeva un po’ di tutto, ma in prevalenza articoli a carattere alimentare e penso che anche qui il nostro Francesco giovanetto, come fatto io in precedenza, avrà investito una qualche rara ma non impossibile mancetta, avuta da qualche cliente generoso. Le cose più ambite in prevalenza erano le caramelle di vario gusto, gomme americane che si masticavano per il giorno intero e “li giuggiuli” dolcissimi, ma anche dell’altro. Chissà quante volte in quella loro spensierata adolescenza si saranno persi con lo sguardo al cielo, che in primavera si oscurava per le tantissime rondini che sfioravano finanche i tetti della Madre Chiesa e dell’alto Palazzo Monticelli. Di Francesco ho pure tanti ricordi dei suoi cari genitori e di tutti i suoi zii che mi accoglievano come un figlio ed io gli volevo bene perché percepivo questo. A quel tempo ( per me anni ‘60) certamente non si viveva con le possibilità di oggigiorno, ma la solidarietà era tanta ed il rispetto fra le Persone era cosa prioritaria. Suo nonno “Nsinu” era uno dei pochi macellai del Paese e molti animali che gli servivano per l’attività li custodiva nella casa di via Cellini. Per noi ragazzi del salone era sempre riservato qualche pezzo succulento, che la moglie Nicolina cucinava in grandi pentoloni per tutta la numerosa famiglia. Il caro Francesco iniziò la sua carriera lavorativa al salone dello zio vari anni dopo che io avevo smesso per impegni scolastici. Però per molto tempo ancora l’ho frequentato e al momento del bisogno davo pure una mano, tanto che il maestro Raffaele ho sempre continuato a chiamarlo cosi, anche per il rispetto che gli portavo. Il giovanissimo Francesco faceva con diligenza il suo apprendistato e ricordo che era uno degli altri e non approfittava minimamente del fatto di essere nipote del titolare. Lo ricordo bellino e delicato e molto educato e già a quel tempo abbastanza socievole con tutti i clienti del salone, specialmente i più anziani. Qualche anno fa, nell’ambito della mia sporadica e modesta collaborazione col Giornale di Torre, pensai di scrivere qualcosa su quella esperienza anche di vita e a corredo di quei ricordi allegai una foto di quel salone che chiaramente potetti trovare solo da Jos, dove peraltro lui disse subito di essere presente. In effetti da uno sguardo attento si intravede in fondo un giovincello che, verosimilmente, ha tutte le sue sembianze e come da organizzazione di salone è sistemato accanto alla poltrona, dove seduto si serviva il cliente di turno. Fu contento di darmela, però mi pregò di restituirgliela, perché la custodiva, insieme ad altre, come fosse una reliquia. Evidentemente era portato per quel lavoro, tanto che poi nel tempo è diventato l’apprezzato parrucchiere che tutti in Paese abbiamo conosciuto. Già da più di qualche anno aveva improntato il suo salone con le migliori innovazioni del settore e, penso frutto di scuole di formazione, aveva anche allestito il reparto da parrucchiere per donna, ed anche per questo si avvaleva della collaborazione di bravi/e collaboratori. Nonostante che le nostre strade lavorative e di vita siano state diverse, lo stesso non ci siamo mai persi di vista ed anche per quel lontano trascorso di comune apprendistato, ci univa un rispetto ed un forte affetto reciproco. Mi mancherà molto, come mancherà a tantissima gente e la nostra Torre sarà un po’ più povera, perché non ci sarà più Jos ad inventarsi sempre qualcosa per farla crescere nella bella e proficua socialità. Se crediamo ad una vita che ci attende, oltre a quella vissuta quaggiù, non ti dico addio caro amico Jos, ma arrivederci al prossimo incontro per poter riprendere a partecipare alle tue belle e divertenti iniziative. Uno dei tuoi numerosissimi amici ha detto che per questo il buon Dio ti ha chiamato da Lui, per ravvivargli un po’, con la tua spigliatezza e col tuo entusiasmo, il mondo sopra le nuvole. E ritornando un attimo al bellissimo carnevale che insieme alla tua Ebalon anche quest’anno hai voluto regalare a Torre ed orgogliosamente a tantissimi forestieri mi verrebbe da dire ai tuoi amici collaboratori: perché non pensare, già dalla prossima edizione, di intitolare il Carnevale torrese proprio al caro Jos. Credo che anche questo sarebbe un bel segno ed una attestazione di stima e di affetto, che comunque perennemente ci sarà nel ricordo della sua cara Persona. Ciao amico Jos, un abbraccio ideale, certissimo di averti sempre nei miei umili e sinceri pensieri…
Nicola Muscogiuri