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Alla scoperta del Salento: i Messapi (Torre Santa Susanna ,alla ricerca delle origini n.d.r.)

Alla scoperta del Salento: i Messapi (Torre Santa Susanna ,alla ricerca delle origini n.d.r.)
Fonte : Corriere Salentino
Le origini del nostro Salento si fanno storicamente risalire agli inizi dell’età del Ferro (ca. 1000-800 a.C.) quando, lungo la costa sud-orientale dell’Italia, si trovavano scaglionate, accanto alle popolazioni propriamente italiche, altri popoli di origine illirica, che formavano un gruppo ben caratterizzato cui fu dato nell’antichità il nome di Iapigi (da cui poi derivò il termine geografico Iapigia). Tale gruppo comprendeva, in base alla divisione territoriale, i Sallentini, i Calabri e i Messapi nella penisola salentina, e più a nord i Peucezi e i Dauni. Gli storici greci Ecateo (VI sec. a.C.) e Strabone (I sec. a.C.) identificavano le denominazioni di Iapigi e Messapi; Erodoto assegnava ai Messapi tutta la penisola salentina da Taranto e da Brindisi fino al capo di S.Maria di Leuca – come testimoniano i ritrovamenti linguistici – e specificava che i Messapi non erano gente diversa dagli Iapigi. Questa tesi sarà poi ripresa anche da Tucidide e Antioco di Siracusa.
Non si sa bene da dove derivi il nome di Messapi. Probabilmente significa “popolo tra due mari” per due motivi – ma questa, per alcuni studiosi, sembra essere un’invenzione dei primi storiografi greci per indicare la penisola salentina – : sia perché si erano stabiliti nella zona a sud della Puglia, tra il Mar Adriatico e lo Ionio sia perché nel loro nome si avverte la presenza del suono «ap», come anche in Iapigi e Apuli (quest’ultimo termine di derivazione illirica definirà poi l’intero territorio pugliese), che vuol dire ‘acqua’. Un altro etimo sembra essere “domatori di cavalli” (‘equorum domitores’, come li definiva Virgilio): infatti allevavano i cavalli. C’è poi chi considera il termine ‘Messapi’ di derivazione eponima dal nome di Messapo, figlio di Nettuno, guerriero invincibile che si sarebbe poi stabilito in questo lembo di terra. Infine un ultimo etimo antico ‘Metapia’ poi divenuto ‘Messapia’ , cioè “terra di mezzo”, si riferiva alla penisola salentina, posta tra il mondo greco ed il territorio occupato dagli Itali. Sempre Erodoto li ricorda come una popolazione unitaria e compatta etnicamente e culturalmente; in un passo delle sue Storie, i Messapi sono definiti discendenti dei Cretesi, che si spinsero sulle coste del Salento, si mescolarono alle popolazioni già presenti, fondando così le prime città e portando usi e costumi che distinsero i Salentini dalle altre popolazioni.
Secondo gli storici moderni, invece, i Messapi potrebbero essere Greci pervenuti in Puglia attraverso il mare – e quest’opinione è assai controversa – oppure potrebbero essere di stirpe illirica (proveniente cioè dall’Illiria, zona posta tra l’attuale Albania, Montenegro e Dalmazia), come farebbero pensare i nomi geografici, le glosse e la lingua delle iscrizioni messapiche, rinvenuti nell’insediamento di Roca. Essi sarebbero arrivati a Otranto intorno al 1000 a.C., in quanto punto più vicino all’Albania, e poi sarebbero scesi fino a S. Maria di Leuca e risaliti fino a Taranto. La lingua messapica ci è nota da un numero considerevole di iscrizioni pubbliche, funerarie, votive, numismatiche, rinvenute in Puglia e soprattutto nel Salento, redatte in alfabeto messapico che è molto simile a quello greco in uso a Taranto. Si tratta di una lingua indoeuropea che rientra nel gruppo delle lingue cosiddette “satem”, cioè le lingue indoeuropee centro-orientali, che presentano un’affinità con l’odierno albanese. Comunque la lingua messapica è tuttora incomprensibile. La lettura avveniva da sinistra a destra ma spesso le parole non erano separate.
L’antica civiltà messapica è caratterizzata da una nuova ceramica attestata da reperti simili alle ceramiche micenee, ma appartenenti a gruppi che non trovano riscontro nelle scoperte del bacino dell’Egeo; è una ceramica speciale a ornamenti geometrici con forme singolari di vasi detti “trozzelle”, ad alti manici, e anfore a collo largo. I Messapi coltivavano l’ulivo e la vite; si dedicavano alla pastorizia, all’allevamento dei cani, all’apicoltura e particolarmente sviluppato era l’allevamento dei cavalli. Inoltre essi indossavano una veste lunga che si stringeva ai lembi con un cappuccio e calzavano sandali; le donne vestivano con lunghe tuniche e si ornavano il capo con una corona, come si evince dai vasi istoriati. Sembrano, queste, tutte espressioni di amore per la vita, di imperturbabilità di fronte all’evento misterioso della morte; la stessa presenza dei sepolcri dentro le mura cittadine è la manifestazione più autentica di tale sentimento di serenità della creatura terrena nei confronti dell’aldilà.
Le tombe, sempre con il rito a inumazione, nel periodo più antico hanno la forma di tumuli di pietra; solo più tardi troviamo ipogei. Molto probabilmente nel modo di seppellire i defunti essi sono stati influenzati dai Greci; infatti da alcuni scavi si è scoperto che i morti venivano tumulati in tombe di pietra con delle steli e avevano in bocca una moneta (usanza di origine greca). Tra i centri abitati sono da ricordare Canosa, Ruvo, Ceglie, Brindisi, Oria, Rudiae, Conversano, Arpi, Francavilla, Manduria, Roca, Otranto, Soleto, Ugento, Lecce, Ostuni, Alezio, Muro Leccese, Gallipoli, Patù, Vitigliano, Cavallino e Vaste.
Queste sono, in sintesi, le notizie fondamentali sull’antico popolo dei Messapi, su cui ci sarebbe, ovviamente, tanto altro da dire…
Gionata Quarta

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