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ANCORA UNA PASQUA INSOLITA… (al tempo del maledetto Covid-19)

ANCORA UNA PASQUA INSOLITA…
(al tempo del maledetto Covid-19)

A cura di Nicola Muscogiuri
Già qualche giorno prima della Domenica delle Palme per le vie di Torrela presenza di “quadri giganti” sulle pareti di Palazzi e monumenti fra i più rappresentativi del Paese, avrà senz’altro catturato lo sguardo dei tanti ignari passanti.Appena il tempo di osservarli da vicino e si capisce subito che le immagini rappresentate riportanoscene e personaggi, riprese dal vero, del Dramma Sacro della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Nel soffermarsi a vederlii pensieri e le sensazioni delle Persone ovviamente sono diversi, ma di sicurola mentedi ognuno non può non andare ad un appuntamento che la nostra cittadina vive ormai da tantissimi anni e che, a buon titolo, è da annoverare fra le più belle e significative tradizioni che ancora resistono all’usura del tempo. Lo svolgimento della Passione anche in forma artistica e teatrale è un momento importante per la comunità dei credenti ed anche per chi è lontano dalle pratiche religiose, perché aiuta idealmente a prepararsi alla Santa Pasqua. Quello della Passione vivente è certamente un evento molto suggestivo e che si vive anche in prima Persona dal momento che, in un Teatro naturale fatto di strade, luoghi e piazze, è quasi azzerata la distanza fra chi “la recita” e chi la segue soltanto come spettatore. Non di meno è la carica emotiva, perché pur essendo solo recitazione, si segue con particolare attenzionedevozionaledal momento che si ricordano abbastanza fedelmente le vicende narrate dal Vangelo, come l’ultima cena con i discepoli, il tradimento di Giuda, la cattura di Gesù nell’orto degli ulivi, il processo al Sinedrio, la dolorosa crocifissione e poi fino alla miracolosa resurrezione. Nella nostra Torre ogni anno, nell’imminenza delle feste pasquali, ritorna questa consuetudine, che fra l’altro esprime l’identità culturale al nostro territorio e gliconferisce importanza ed orgoglio, considerandoche tanti altri Comuni più grandi del nostro non riescono a realizzare un evento così importante e significativo. Sarebbero tanti i Paesi e Città che nel corso degli anni si potrebbero citare per aver ospitato questo nostro evento, dove grazieall’impegno generoso profuso da tanti concittadini ha fatto conoscere anche per questo aspetto il Paese di Torre Santa Susanna.E lungi dal voler sminuire l’importanza di ogni territorio, ma una trasferta su tutte merita di essere sempre ricordata, perché addirittura questa nostra Rappresentazione sacra ha varcato i confini nazionali per approdare nella grande ed evoluta Germania. Correva l’anno 1986 e poi anche l’anno 1990, quando tantissimi Torresi a bordo di due pullman gran turismo, partirono dal Paese per arrivare a Francoforte sul Meno; al seguito anche un camioncino, dove fra tutto l’occorrente scenico c’erano finanche gli alberelli della nostra campagna, che sarebbero serviti per alcune scene. Il successo fu tantissimo e le diverse migliaia di abitanti di Francoforte e d’intorni furono toccati emotivamente per l’intensa e professionale (a dire della stampa del posto) Rappresentazione. Anche a distanza di tanto tempo da quella “meravigliosa avventura”, alla quale ho avuto la fortuna ed il piacere di partecipare, è assolutamente doveroso ribadire che se fu possibile realizzarla e viverlail merito è da attribuire principalmente ad un nostro concittadino emigrato in Germania fin da piccola età insieme ai suoi cari genitori. Egli è Antonio Putignano ed è l’amico di tutti quelli che vi fecero parte e di tanti altri ancora; a tutt’oggi vive in quel di Francoforte, dove continua ad esercitare la professione di attore televisivo e cinematografico con notevole successo. Credo che queste attenzioni da parte di chi ha dovuto lasciare il proprio Paese, vogliono dimostrare quanto sia forte il legame con le proprie radici e che “quell’ideale cordone ombelicale” che li tiene legati alla propria madre terra, da nessun tempo e nessuna distanza sarà maireciso. Ma per tornareall’iniziativa del Comitato Cittadino della Passione e Morte di N.S.G.C., mi va di dire che è da apprezzare l’idea delle belle “gigantografie”, che appunto contribuiscono abbastanza ad evocare i segni tipici di questo periodo liturgico molto sentito, ancor più in questo secondo anno di pandemia che ci costringe a non viverli con la consueta reale partecipazione.

Speriamo che nell’anno a venire si possa fare integralmente questa Rappresentazione senza impedimento alcuno,perché significherebbe che siamo usciti dalla schiavitù della pandemia ed anche perché Torre è troppo legata a questa tradizione e non è pensabile farne a meno. Purtroppo la Santa Pasqua di questo 2021la ricorderemo insieme alle numerose ed impreviste difficoltà che limitano di fatto il bene prezioso della “normalità” quotidiana. A tante Persone ancora è preclusa la possibilità di vedersi ed incontrarsi e chi è costretto a questo distacco affettivo, diventa ancora più doloroso sopportarlo in questi giorni “segnati a festa”, anche perché manca la certezza di sapere se e quando potersi riabbracciare. Possa esserci d’aiuto e di conforto questa Pasqua, comunque integra nel suo intenso significato ed ispirati da questo sperare in una imminente sconfitta della sofferenza e dell’emergenza economica e sociale. D’altronde la stessa storia umana e divina del Gesù di Nazareth continua a coinvolgerci, a provocarci ed a consolarci col suo amore che vibra di compassione per ogni Persona. Proprio per questo amore così “rivoluzionario”, al tempo della sua venuta sulla Terra, fu ritenuto pericoloso e indesiderabile dalle classi dei notabili civili e religiosi, motivo per cui se ne decise l’annientamento mediante crocifissione. Al riguardo come non ricordare, con altrettanta commozione, la solitudine di un PAPA che, appena un anno fa e come un nuovo Gesù nell’orto degli ulivi, gridava al mondo la sua disperazione ed il suo dolore inascoltato per la grave e sofferta condizione a cui un nemico invisibile l’aveva assoggettato. Meditava ad alta voce Papa Francesco, in una piazza San Pietro dal vuoto surreale e quelle sue lacrime erano vere ed antiche come quelle di un Padre che assiste impotente alla sofferenza dei suoi figli, ma che continua ad assisterli anche a rischio della propria esistenza. Per questa Pasqua “inconsueta” sarebbe ancora un bel segno avere attenzione e riconoscenza a quanti si sono e continuano ad impegnarsi, con competenza ed abnegazione, per la salute pubblica ed in particolare per tutte quelle Persone più in difficoltà morale e materiale. Al momento in cui si scrivono queste modeste riflessioni, per fortuna sembra scongiurato il pericolo di non poter assistere alle Funzioni religiosi in Chiesa, seppure in maniera ed orari in sintonia con le restrizioni imposte allo scopo di contrastare ogni possibile contagio. Certamente addolora molto non potersi accostare, come sempre fatto in passato, allaStatua della Madonna Addolorata implorante vicino alla Statua di Gesù Morto e dei Misteri, sistemati nella piccola Chiesetta di Santo Stefano, dove da sempre vengono custoditi. Ed anche qui nostalgici ricordi, da cui il “maledetto virus” non può cacciarci, ci verranno in soccorso riportandoalla mente ed al cuore la visione di quelle Sacre Rappresentazioni che fanno parte della nostra storia e del nostro vissutocomunitario. Ripenseremoalla piccola Chiesetta, dove nei giorni precedenti la Pasqua è sempre stato un via vai continuo di fedeli e di Persone addette alla preparazione per quella che sarebbe stata la Processione dei Misteri del venerdì santo.E poi anche ricorderemo quel far visita “ai Santi Sepolcri”, allestiti nelle Chiese del Paese e quell’ordinato e silenziosoandare per una breve meditazione ed unintimapreghiera.Forse non sarà di molto conforto, in questi tempi così strani, ma almeno ci riporta alla realtà del momento anche il nostro pane pasquale: “la puddica cu l’ovu” dall’inconfondibile sapore di olio fritto e pepe in abbondanza. Come i dolcetti alla pasta di mandorla, ildolce ripieno con marmellata e biscotti dall’inconfondibile profumo di vaniglia ed aromi di agrumi, ma che per la maggior parte non verranno fatti in casa, come avveniva al tempo dei nostri Nonni. Anche di quelle consuetudini ormai è solo un ricordo, ma sarebbe bello se di quei tempi ci potessimo riprenderealmeno le cose più vere e più utili al nostro vivere moderno: la serenità e la semplicità.Un sincero augurio di Santa Pasqua a tutti i concittadini Torresi, anche a quelli lontani ma vicini col cuore, con l’auspicio che torni presto la possibilità di poterci riabbracciare e ritornare a vivere le nostre giornate nella più completa normalità.

Nicola Muscogiuri