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che cosa significa povertà e come rimuoverla .Intervista a Mons.Lucio Renna

Intervista a Monsignor Padre Lucio Renna a cura di Antonio Buccolieri

La politica e spesso la Chiesa utilizzano la povertà come impegno fondamentale del loro dire e del loro agire. Al contrario, noi vediamo , “a volte “, che l’impegno si riduce in buone intenzioni ed in realtà le situazioni di precarietà ( a volte vera e propria miseria!!!), così come esistevano , continuano ad esistere. Le domande a Monsignor Lucio Renna hanno il fine di trovare una giustificazione a questa triste realtà che assilla da sempre il genere umano

Che cosa significa povertà… e come rimuoverla.
“La povertà è fame. La povertà è vivere senza un tetto. La povertà è essere ammalati e non riuscire a farsi visitare da un medico.
La povertà è non potere andare a scuola e non sapere leggere. La povertà è non avere un lavoro, è timore del futuro, è vivere giorno per giorno.
La povertà è perdere un figlio per una malattia causata dall’inquinamento dell’acqua.
La povertà è non avere potere e non essere rappresentati adeguatamente; la povertà è mancanza di libertà.
La povertà assume volti diversi, volti che cambiano nei luoghi e nel tempo. “

1. ..e tutto questo è sempre accaduto e continua ad accadere sotto i nostri occhi , senza che alla povertà sia posto o si ponga un rimedio o, ancora meglio, un argine. Secondo lei la povertà è un connotato proprio del genere umano, dalla quale non ci si può liberare?
Non è un connotato del genere umano ma l’effetto di una causa crudele indicata dal Vaticano II nella “Gaudium et spes” come peccato del mondo che scaturisce dall’egoismo. In principio (beato principio! Idealizzato ma frantumato subito!) non era così. Almeno non era nelle intenzioni del Creatore. JHW creò il mondo e tutto quanto contiene e lo affidò all’uomo, anche esso creatura di Dio. Ma – senza far moralismo – si vennero a creare due grosse devianze, per così dire. La prima: l’uomo si sentì dominatore del creato e pensò di poterlo usare e abusare a suo piacimento (cfr. l’Enciclica di Papa Francesco: “Laudato sii”). La seconda: gli uomini, avvelenati dall’egoismo, presero possesso dei beni a danno di altri uomini e così nacque – mi scuso per la risposta schematica – la parcellizzazione del creato e l’appropriazione della gran parte di esso da parte dei più prepotenti. E così fu la povertà; è la povertà; sarà la povertà. Alla domanda rispondo con un’altra domanda: come liberarsi dalla povertà? E’ utopistico, irenico o insulso pensare al rinsavimento dei Paperoni odierni? Costoro, secondo l’Eurispes, posseggono i due terzi di tutti i beni, sicché miliardi di persone devono accontentarsi della terza parte residua. Costoro, ovviamente – per legge di sopravvivenza – lottano per avere… ancora una volta a danno degli ultimi chiamati “poveri” e sappiamo bene tutti che non sono affatto pochi, ma tanti, tanti, tanti, quanti non riusciamo ad immaginare nonostante le notizie che ci trasmette la TV anche con drammatiche immagini.

2. La politica di ogni tempo si è sempre impegnata a rimuovere in parte o del tutto questa piaga dell’umanità. Al contrario , cambiando “volto”, essa resiste anzi aumenta anche in periodi durante i quali il benessere è più diffuso. Qual è secondo lei la difficoltà a realizzare tante promesse.

Distinguo: politica e politici. La politica ha come fine il bene della collettività e dei singoli cittadini. Essa intende promuovere “una vita bella” sicché tutti si sentano a proprio agio nella casa comune, cioè nel creato. I politici – salvo non un grandissimo numero di essi – fanno – come dice il popolo – i politicanti e, accanto ad alcune cose buone che realizzano, ne lasciano languire tante altre. Scelti dal popolo e per il popolo, si dimenticano che il popolo è formato da singoli cittadini, al servizio dei quali devono profondere le loro energie. Non vorrei ora cadere in un luogo comune, ma purtroppo devo dire che spesso i politici (nessun riferimento a persone con nome e cognome, per carità) scivolano facilmente nei particolarismi se non, addirittura, nei personalismi. Di conseguenza, accanto a politici seri ed onesti, ce ne sono altri “in tutt’altre cose affaccendati” e della povertà coniugata in modi, situazioni e gravità diverse, fingono di non accorgersi. Che se poi non si accorgono per davvero, la loro responsabilità è maggiore. Condivido e sottoscrivo la seconda parte della domanda, precisando che il benessere, più che essere diffuso, si approfondisce ed aumenta per alcuni a danno di altri. Non facciamoci ingannare da parole e parolai in mala fede.

3. Uno degli scopi prevalenti della religione, non solo quella cristiana, è incoraggiare la cooperazione sociale per far fronte alle difficoltà che la povertà crea . Anche in questo senso sembra che “le prediche “ cadano nel vuoto. Dobbiamo pensare che la Chiesa sia, per tanti motivi, poco convincente?

Personalmente, nella Diocesi di Avezzano e di San Severo, ho promosso dei comitati socio-ecclesiali con l’intento cui si riferisce la domanda. La Chiesa ha sempre preso a cuore la sorte degli ultimi. Oggi Papa Francesco coglie tutte le occasioni per sollecitare i responsabili delle collettività a farsi carico del “malessere” degli scartati, dei poveri più poveri, dei dimenticati, degli “invisibili”. Dire che la Chiesa sia poco convincente è guardare la realtà dalla parte sbagliata: il suo operato, il suo insegnamento, le sue iniziative dicono il contrario. Sono in mala fede coloro che, sebbene vedano quanto facciano la Chiesa, le Diocesi e le parrocchie, parlano di “poca convinzione” invece che di “poca sensibilità” da parte di chi non lotta quotidianamente con “madonna povertà”. Se poi vogliamo crearci alibi, diciamo pure che la Chiesa è poco convincente. Ma non dimentichiamo che la Chiesa siamo tutti noi cristiani. A proposito di responsabili di collettività o di politici che non sposano la causa dei cittadini, JHW dice per bocca del cantore Davide: “… calpestano il tuo popolo, opprimono i tuoi figli, uccidono la vedova e il forestiero, danno orfani. Dicono: “Il Signore non si vede, il Dio di Giacobbe non se ne cura. Comprendete, insensati tra il popolo, stolti, quando diventerete saggi?” (Salmo 93). Neanche JHW era convincente oppure i politici dell’epoca fingevano di non sentire o di non capire? Come si fa ad ignorare quanto le “Caritas” nazionali, diocesane e parrocchiali fanno per venire incontro, nel possibile, ai poveri?

4. Pensiamo male se siamo convinti che la povertà è utile alla politica ed alla religione per ottenere e mantenere adesioni, per raggiungere l’unico scopo di continuare a cogliere gli opportuni consensi e per “continuare a sopravvivere”. Senza povertà pochi consensi e pochi fedeli ?

A questa domanda avrei voluto quasi non rispondere, ma siccome chi tace acconsente, rispondo in maniera cruda e diretta: la povertà può essere utile alla politica ma non alla Chiesa. La Chiesa si schiera sempre, comunque e dovunque dalla parte dei poveri e combatte arditamente ogni forma di schiavitù e di povertà. Ben inteso, però, che la Chiesa non è una realtà astratta, oppure una élite (Papa, Vescovi, preti, religiosi) ma, come dicevo dianzi, siamo tutti noi. Se, comunque, volessi restringere l’orizzonte ecclesiale, dovrei ancora una volta dire che per la Chiesa non è utile la povertà. La Chiesa. Attraverso i suoi ministri, va nel cosiddetto terzo mondo non per colonizzare, come hanno fatto e ancora fanno diverse Nazioni, ma per annunciare Cristo e il suo Vangelo. Costoro, e non solo, ma anche tanti ministri dei nostri paesi vivono come i poveri. Non tutti – dirà qualcuno. Rispondo con quell’aforisma: ogni regola ha le sue eccezioni? Anche la Chiesa dei Carmelitani in Torre assiste con una certa sistematicità una decina di famiglie grazie alle offerte in alimentari di alcuni fedeli. Credo che facciano anche di più le altre chiese. Per questo non riesco a capire come la Chiesa che soffre e si impegna per i poveri, li possa poi utilizzare per “cogliere gli opportuni consensi e continuare a sopravvivere”. Il che significherebbe che senza poveri non c’è Chiesa. Eppure sono passati più di due millenni di storia e la Chiesa si è distinta per l’attenzione e l’aiuto ai poveri con mense, dormitori, case di accoglienza e di cura (gli ospedali sono stati inventati dalla Chiesa), educazione e formazione di tutti, con attenzione speciale a coloro che non avevano mezzi e che altrimenti sarebbero rimasti imprigionati nell’ignoranza. Nella promozione culturale, poi, la Chiesa si è distinta lungo secoli e secoli dalla venuta di Cristo. L’eccezione che conferma la regola non assolve chi, servendosi del pretesto-povertà, ha – come fanno tanti politici – pensato ad arricchirsi. Chiunque agisce in questa maniera è, in qualche modo, usuraio e dissangua persone già anemiche.

5. Gli esempi giusti per la lotta alla povertà esistono, ma oltre un plauso o una candidatura alla santità non sono riusciti a cogliere neanche obiettivi minimi. Non servono neanche questi?

Gli esempi giusti esistono e sono sotto gli occhi di tutti. Se il riferimento è ancora una volta alla Chiesa, posso dire in sincerità che Essa non cerca applausi, anzi – come dice Gesù – non la interessano affatto. La domanda è viziata, secondo me, da pregiudizi nei confronti della Chiesa, cioè nei confronti di tutti coloro che ne fanno parte. Non voglio ripetere quello che ho già detto. Un appello piuttosto vorrei fare: cerchiamo di creare sinergie più sincere e credibili. Lo Stato sappia discernere e inventare strategie promozionali in favore degli ultimi. Le dichiarazioni elettorali dei politici diventino sul serio impegno di responsabilità e non soffio di vento narcotizzante l’elettorato. Stato e Chiesa nel rispetto di ambiti (politico e religioso), sono al servizio dei cittadino e non incaricati a far proselitismo elettorale il primo e pastorale la seconda. Papa Benedetto XVI nella sua Enciclica programmatica “Deus caritas est” ripete un concetto di Sant’Agostino: che cosa è la politica che non serve il popolo? E risponde: una banda di ladroni. Mentre – come amava dire il beato Paolo VI: essa può e deve essere la forma più alta di carità. Concetto, questo, che vale, a maggior ragione, anche per chi usa la Chiesa per il proprio tornaconto. Invito il benevolo lettore a seguire i sermoni di Papa Francesco che ritorna spesso su questo concetto; ed apprezzare benevolmente politici, ecclesiastici e cristiani e non che fanno del loro meglio per allentare le catene soffocanti della povertà. La demagogia non serve; ci vogliono le opere. Chi più può, più faccia e – scusate il gioco di parole – faccia sempre di più. Concludo con le parole del profeta Isaia: “Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli e ho saccheggiato i loro tesori, ho abbattuto come un gigante coloro che sedevano sul trono. La mia mano, come in un nido, ho scovato la ricchezza dei popoli” (10, 13-16).

Ringraziamo Sua Eccellenza Mons. Lucio Renna, attuale Rettore del Convento dei PP. Carmelitani di Torre , per aver concesso un po’ del suo tempo a cercare delle risposte alle domande che il Giornale di Torre ha raccolto tra i suoi lettori . Grazie