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CHE PASQUA È QUESTA? a cura di Mons. Lucio Renna

MONS. Lucio RENNA

CHE PASQUA È QUESTA?

La Pasqua 2020 sarà diversa dalle altre celebrate fino all’anno scorso: vibranti di gioia e di allelujah queste, trepidante di timore, di ansia e di tristezza quella. Già la Quaresima vissuta in maniera casalinga, si è ridotta ad arresti domiciliari per tutti, tranne per alcuni impudenti che hanno finto di non conoscere le norme comportamentali emanate dalle competenti Autorità. Tutti, o almeno la massima parte di noi, chiusi nelle proprie case. Nessuna concessione al conforto spirituale che i devoti avrebbero potuto ricavare dalla celebrazione dei misteri di passione e morte di Cristo. La commozione del Cenacolo, la tristezza interiore del venerdì santo, il fiato trattenuto nell’attesa dell’Evento degli eventi, il Sabato Santo, e l’esplosione di gioia nel fulgore primaverile della Domenica di Risurrezione: tutto questo avrà la stessa sorte del percorso quaresimale: arresti domiciliari… Alla pietà del singolo affidate preghiere, Via Crucis, atti penitenziali. Noi stessi, ministri ordinati (Papa, Vescovi, Sacerdoti, Diaconi) siamo indotti al culto privato. Sono comunque certo che molti di noi celebrano come al solito, sia pure con 2 o 3 persone della stessa famiglia. Ed eccoci a Pasqua, una pasqua di terrore e di morte, mentre nei nostri cuori e nelle nostre menti, avvolte dalla nube del tempo passato, si affacciano vere e proprie icone di altre Pasque gioiose e luminose. Sullo sfondo mondiale costellato di globi misteriosi (corona virus) non si scorgono i raggi splendenti di due mani, due piedi e un costato trafitti che emanano fulgori di speranza e di vita. “Io resto a casa”: si ripete ciascuno e gli viene ricordato compulsivamente dai socials che – sembra – si siano messi d’accordo per essere “monotematici” alquanto monotoni ed oppressivi. Peròdagli stessi socials apprendiamo con gratitudine che la Chiesa, attraverso i suoi Ministri, e nel rispetto delle norme sociali, ha preso e prende ancora varie iniziative cultuali sia per onorare Cristo che, nel “mirabile duello”, ha trionfato sul peccato e sulla morte, sia per far sentire la sua vicinanza al popolo di ogni longitudine e latitudine. Nonostante tutto, un velo di tristezza si scorge sui volti di tutti, o quasi. Anche i cosiddetti “pasqualini”, coloro cioè che si confessavano e comunicavano solo a Pasqua, si sentono – come mi ha dichiarato qualche amico – derubati di qualcosa di prezioso. Stranamente si lamentano anche atei ed agnostici perché non possono disquisire ed eventualmente negare o mettere in stand-by il grande Mistero della Risurrezione. Pare che abbiano deciso di non blaterare quest’anno. Dinanzi a tale situazione viene facile esclamare: che Pasqua è questa? A conforto invito tutti i battezzati a sentirsi in comunione nei giorni della Settimana Santa. L’unione spirituale attenuerà la delusione e ci aiuterà ad avvertire dentro noi stessi la presenza del mondo intero. E quando noi, nel privato della propria famiglia, pregheremo o compiremo qualche devozione, non è da esaltati avvertire la presenza di molti fratelli e sorelle che stanno vivendo la stessa situazione virale e, nondimeno, si riuniscono in famiglia per meditare passione, morte e risurrezione di Cristo. La mensa familiare, domenica 12, benedetta dal “pater familias” rinsaldi fortemente sentimenti di familiarità: sarà una specie di risurrezione familiare che, pur non cancellando il rigore e terrore del momento, darà la forza di augurarsi l’un l’altro “Buona Pasqua”.

+ Lucio Renna
Vescovo Carmelitano