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Covid, sport colpito al cuore: circoli e palestre in piena crisi

Covid, sport colpito al cuore: circoli e palestre in piena crisi

Lo stop di ottobre ha stroncato sul nascere il piano di rilancio

Ninni Perchiazzi

Fonte :la Gazzetta del Mezzogiorno 13 Dicembre 2020

 

Circoli sportivi avanti a scartamento ridotto, palestre chiuse, atleti, istruttori e allenatori, costretti al riposo forzato, società sull’orlo della crisi: l’emergenza sanitaria sta ulteriormente mettendo a dura prova la tenuta del mondo dello sport. A tutti i livelli, dall’attività di base e amatoriale all’agonismo giovanile fino agli eventi clou delle massime serie, che ancora resistono (grazie alla Tv) nonostante l’assenza di pubblico.

Il secondo stop forzato causa impennata della letale curva dei contagi da Covid, rischia di mettere i ginocchio più di una realtà, soprattutto quelle minori ormai sul margine del precipizio. Nonostante sia considerato da molti un settore marginale, lo sport nel suo complesso in realtà va immaginato come una grande azienda (in Italia vale l’1,7% del Pil del Paese, in base alle stime del Coni, quindi 30 miliardi di euro. Se si considera anche l’indotto, il valore raddoppia a 60 miliardi).
pianeta complesso Un universo, attorno al quale ruotano migliaia di persone, stipendiate. Non si pensi solo al dio Pallone o a chi milita nelle massime serie, ma anche a fisioterapisti, allenatori e istruttori delle giovanili, preparatori atletici, addetti alla comunicazione (quando ci sono) di tutte le discipline sportive impropriamente definite «minori», che vivono, magari con poco, aggrappati a questo mondo.

Non fanno eccezione le palestre, quelle dove si va per tenersi in forma, per far scendere la pancia oppure per sviluppare al meglio i muscoli del proprio corpo ed essere performanti in ossequio alle ultime tendenze. Stesso discorso per le tante associazioni impegnate nelle ore pomeridiane a dare i primi rudimenti sportivi ai bambini, avviandoli a basket, volley o calcio, judo, ginnastica o scherma.

A cascata, ciascuna di queste entità si sta leccando le ulteriori ferite provocate dalla nuova chiusura imposta dal Governo lo scorso 24 ottobre (fino a metà gennaio), quando si stava tentando di mettere alle spalle gli effetti del coprifuoco di primavera. Società sportive dilettantistiche, associazioni, club e circoli, si sono visti tarpare le ali della programmazione di tutto l’anno agonistico 20/21, che nelle speranze avrebbe dovuto rappresentare una sorta di rinascita dopo l’inattesa mazzata dei mesi scorsi.

Non va dimenticato infatti che soprattutto nelle realtà minori l’attività di base, oltre al meritevole compito di forgiare i nuovi atleti, ha il più prosaico ma fondamentale scopo di foraggiare le attività agonistiche, dalle giovanili alla prima squadra. Al momento, nella maggioranza dei casi ferme, a meno che non interessino attività e manifestazioni di carattere nazionale (così ha stabilito il Coni) e con altre poche eccezioni legate all’essere una disciplina individuale (vedi tennis e nuoto).
limbo In questa fase di limbo forzato ognuno ha provato a far di necessità virtù. Chi ha potuto – vedi alcuni tra i maggiori circoli cittadini -, si è trasferito all’aria aperta, anche nell’intento di non far disamorare i tanti ragazzi, peraltro privati anche della frequenza a scuola, costretti a stare sul divano di casa smartphone e playstation in mano. Fermo restando la gravità della situazione sanitaria, la resistenza economica e psicologica appare ai limiti, tanto da far sbilanciare il ministro della Salute, Speranza, nell’auspicare una riapertura per il 16 gennaio. Certo dipenderà dall’andamento del Coronavirus durante le festività, ma delusione e sconforto attuali, potrebbero presto trasformarsi in una concreta possibilità di tornare a gioire per un canestro segnato, una stoccata portata a bersaglio o una «veloce» ben riuscita. Difficile che si possa subito tornare a disputare partite o allenamenti di contatto, ma si ripartirà da sedute individuali. E sarà già un grande traguardo.