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CRONACA DALLA TRINCEA DEL NORD a cura del dott. Salvatore Pungente

CRONACA DALLA TRINCEA DEL NORD a cura del dott. Salvatore Pungente


dal mio diario di bordo….
“oggi ho cominciato a sentire il dolore dell’impotenza di fronte alla malattia della persona che provata e segnata si ritrova nel tunnel della disumanizzazione. Gli occhi di chi ti guarda appaiono sempre piu’ smarriti e percepisci l’agonia da quel sottile e continuo lamento che sembra essere l’estrema richiesta d’aiuto. E’ sconvolgente la vibrazione delle corde del proprio animo quando sei di fronte ad un collega che con voce fredda e decisa, abbassando il capo, chiede al suo infermiere di avviare il protocollo di terapia palliativa per rilassare l’agonizzante fremito nelle ultime ore di vita del nazareno. Il movimento delle palpebre di quei poveri sofferenti e’ ritmato incessantemente dall’urlo dei monitor, oscuro presagio dell’ultima caduta nell’estremo abisso. Qualcuno dei colleghi cerca un po’ di distrazione sorseggiando un caffe’ dal sapore sempre piu’ amaro, qualche altro fumando una sigaretta, audace ed estremo tentativo di alienazione della propria cataratta all’altrui sofferenza. E’ uno scorrere incessante di sguardi, di pensieri, di sentimenti, legati in quell’unico filo chiamato vita. Al cambio turno le voci si intrecciano, le barelle si muovono, alcune porte si aprono, i capelli si sciolgono, le mascherine si tolgono e le divise cadono a terra. Purtroppo quegli occhi sempre piu’ smarriti rincorrono il tuo allontanarti e sembrano accordarsi al fremito incessante del cuore pronto alla resa. Anche se poi ritorni nel tuo mondo, persiste, amara, quella morsa alla gola che neanche la vicinanza del contatto familiare riesce ad allentare. Nella mente c’e’ uno scorrere di immagini, un ripercorrere di suoni, rumori, odori, una fiumana di sensazioni”.
Io e tanti altri colleghi stiamo vivendo ogni giorno questa sorta di angoscia ma siamo sempre gli stessi, quei medici quasi abituati a sentirsi denigrare dai commenti sul sistema sanitario cui apparteniamo, che a vostro giudizio è spesso scandaloso e vergognoso. Voi spesso scappate in lussuriose strutture oppure all’estero ove invece tutto funziona ed è sempre meglio, molto meglio che qui. Non vale la pena spendere molte parole riguardo alle persone che ci definiscono eroi in questi giorni e che fino a ieri erano pronti a insultarci e denunciarci. Tanto ritorneranno a insultare e a denunciare appena tutto sarà finito. Purtroppo la gente dimentica tutto in fretta. Non siamo eroi, ma umanissime persone che cercano di fare quello che possono, se possono ed al meglio delle loro possibilità. Come tanti di voi impegnati in altro con tutto l’amore per il prossimo. Non siamo ne’ eroi né delinquenti, facciamo quello che possiamo al meglio delle nostre possibilità. Il più delle volte, e questo può sembrarvi strano, amiamo, molto, quello che facciamo. Questo ci dà la forza di resistere, oggi e domani, oggi quando siamo gli eroi, domani quando torneremo ad essere a vostri occhi, l’espressione negativa di tutto quello che non siamo, nostro malgrado, riusciti a fare. È bello e puo’ far piacere che ci ringraziate oggi, ma ricordatevi che noi siamo gli stessi di sempre.

doc Salvatore Pungente