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Dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco (a saperla leggere quanto insegnerebbe…)

Dall’Enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco

(a saperla leggere quanto insegnerebbe…)

 

A cura di Nicola Muscogiuri

Pur con tante contraddizioni è innegabile che viviamo in un’epoca di diffuso benessere, ma anche di confusione e disordine sociale e l’imprevedibile comparsa sulla scena mondiale del famigerato Covid-19 ha stravolto ancor più l’intera impalcatura del sistema dei valori, in particolare quelli riferiti ai rapporti fra le Persone. Come pure è evidente che la pandemia ha prodotto disastri incalcolabili e che ognuno li ha pagati ed ancora continua a sopportare non soltanto in termini economici e materiali. Per i tanti racconti reali che ci sono stati tramandati dai nostri Nonni ed anche da Genitori che hanno dovuto vivere e fare l’esperienza personale dell’infausta guerra mondiale, sembra che ci sia molta analogia con i tempi attuali, in cui si vive sotto altre forme e condizioni  al modo di un conflitto bellico, pur non dichiarato. Eppure non possiamo credere ed accettare che la vita degli esseri umani e della Terra possa finire così improvvisamente; una rinascita ed una ripartenza deve essere possibile, perché se il sole sorge ancora, l’umanità intera può e deve riavere la possibilità di godere delle bellezze del Creato. A queste modeste riflessioni  è venuta in soccorso la  lettura per caso, dopo interessata ma fatta a sprazzi, dell’ultima Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”.  Certamente è la mia modesta e personale considerazione che porta a dire quello che segue, magari anche parziale rispetto a tanta dotta e pure comprensibile argomentazione. Sarebbe bello che questi documenti della Chiesa arrivassero a quante più Persone possibili, perche sono convinto che aiuterebbero il vivere il quotidiano con più discernimento e con più umana coscienza, al di la dell’essere credente o meno. Al riguardo mi piace pensare che i Responsabili delle Chiese della nostra Torre stiano pensando di organizzare, magari in tempi sanitari più sicuri, degli incontri con la gente dove si parli con più dovizia di particolari di questa bella ed edificante Enciclica. Anche perché mi pare di aver capito che in questo lavoro il Papa ha indicato, oltre a tanto altro, la fraternità come via per ritrovare lo slancio, la forza interiore e la motivazione ideale per uscire dall’attuale crisi sanitaria, sociale e forse anche economica. Un altro tema chiave che mi sembra aver colto è quello della “solidarietà”, che non è disgiunta da una vera “fraternità,  se si vuole che il concetto non rimanga astratto,  in una società come l’attuale sempre meno attenta ai bisogni degli altri e, purtroppo, sempre più proiettata in una aggressività diffusa. Su quest’ultimo aspetto l’Enciclica ha attirato molto la mia attenzione, perché ancora una volta Papa Francesco ha voluto parlare come un buon Padre di Famiglia od anche come un adulto in generale, pervaso però da seria e  profonda sensibilità. E quindi si evince chiaramente (penso io) quella sua particolare attenzione verso i comportamenti educati e rispettosi fra tutte le Persone, tanto che  un intero paragrafo ha come intestazione: “RECUPERARE LA GENTILEZZA”. Ad un primo approccio potrebbe sembrare di poco conto questa  premessa, eppure in questo nostro frettoloso vivere ed anche a volte disordinato, è una virtù che senz’altro andrebbe recuperata, perché potrebbe essere reale motivo per far felice le Persone  con cui ci relazioniamo quotidianamente.  Ed ancora il pensiero di Francesco vorrebbe che nel linguaggio corrente  ci riappropriassimo di parole come “permesso, scusa, grazie”, perché questo sarebbe espressione di un convinto rispetto verso il prossimo, qualunque esso sia.  Queste semplice parole, dal dolce suono oserei dire, nel mentre che le leggevo evocavano in me nostalgici ricordi di un passato abbastanza remoto che mi vide nella mia prima esperienza lavorativa da giovanissimo. Correvano i primi anni ’70 e per seguire un mio amico lasciai il mio mondo prettamente paesano,   per scoprirne un altro molto più evoluto e cittadino  in quel di Rimini, dove senza nessuna esperienza tentai di fare il cameriere in un albergo di lusso sul mare Adriatico. Da subito mi colpì  molto favorevolmente il rapporto educato con la clientela di rango che alloggiava nella struttura, ma lo stupore ancora più forte misto a gioia, fu il constatare che anche il rapporto con i colleghi era improntato alla massima educazione e rispetto reciproco. Tutto ciò che ci portava ad avere un minimo colloquio era accompagnato da un grazie, scusi, per favore, ecc. e questo ridusse le mie timidezze iniziali e mi rese felice per tutta la stagione estiva in cui lavorai. Al riguardo come non riportare anche un vecchio e popolare detto, credo non solo torrese: la lingua no teni ossi, ma spezza  l’ossi! Come dire che per una cosa richiesta od un argomento, anche non gradito,  detto con garbo e gentilezza, quanto meno si viene ascoltati con la dovuta attenzione. Ecco perché le esortazioni del Papa potrebbero anche considerarsi “terapeutiche”, per un certo modo troppo disinvolto nel comunicare fra Persone civili e chissà che non vogliano anche porre l’attenzione su un diffuso e deleterio modo di esprimersi sui c.d. moderni social, dove molto spesso l’offesa e il dileggio verso l’altro/a è all’ordine del giorno. Il garbo e l’educazione dovrebbero essere preponderanti anche e soprattutto nell’ambito familiare, perché un bambino/a crescendo  in quel certo contesto, credo si sviluppi mentalmente in maniera positiva ed  in  futuro potrebbe essere senz’altro un adulto gentile. Come pure l’amicizia sincera, unitamente ad uno spirito di bontà,  dovrebbe riappropriarsi del vero e  profondo significato, per aprire la strada verso un mondo che non sia di incomunicabilità e di esasperati individualismi. Le posizioni e le idee delle Persone possono essere diverse e distanti, ma è sempre auspicabile lasciare aperta la porta della mente per far entrare in ognuno elementi di comprensione e collaborazione; come anche sarebbe bene eliminare ogni sorta di antipatia a prescindere o ancor peggio l’odio che demolisce ogni elemento di umanità e crea rancore perenne. In definitiva sarebbe questo (credo)  il desiderio paterno del Papa Francesco quando, con amorevole attenzione, ribadisce che serve “gentilezza e mitezza” in ogni nostro modo di operare per assicurare serenità personale e pacifica convivenza sociale.

Nicola Muscogiuri