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ESTATE BOLLENTE IN PUGLIA, DA LUNEDÌ TORNANO IL GRAN CALDO E L’AFA

ESTATE BOLLENTE IN PUGLIA, DA LUNEDÌ TORNANO IL GRAN CALDO E L’AFA
Le previsioni di Laricchia: l’amico maestrale darà tregua solo nel fine settimana
Fonte : La Gazzetta del Mezzogiorno
BARI – «Già da ieri pomeriggio l’amico maestrale ha incominciato a rinforzarsi, mitigando un po’ le ondate di calore che tanto ci hanno fatto soffrire in questi ultimi giorni. Sarà però una parentesi breve. I classici tre giorni, poi si tornerà ai grandi caldi, ai 40 gradi, all’intensa umidità». Le previsioni del colonnello Vitantonio Laricchia non danno scampo: nel fine settimana potremo dare un breve sospiro di sollievo, ma la morsa del caldo tornerà implacabile con l’inizio della prossima.
«È dal 2013 che nel Sud Italia e in particolare in Puglia non si registravano temperature del genere. Siamo già alla terza ondata di calore e si attende la quarta. Stiamo vivendo una splendida estate mediterranea ma con temperature nettamente più alte della media. E non parlo solo dei 40 gradi raggiunti, ma anche quando i venti settentrionali riescono ad abbassare le temperature tra i 34 e i 35 gradi».
A queste ondate di caldo ci dobbiamo abituare. I cambiamenti climatici innescati dall’inquinamento sembra abbiano ormai assunto il controllo ambientale.
«Quello che ci porta i grandi caldi di queste settimane è l’anticiclone sub tropicale di origini africane – sottolinea Laricchia -. Un fronte di aria calda che si è esteso fino alle nostre regioni. Noi qui con i 40 gradi e il Nord Italia invece alle prese con l’aria fredda che arriva con le perturbazioni atlantiche. Due fronti diversi che si scontrano, ma con l’aria fredda che non riesce in alcun modo a sconfiggere la barriera del caldo».
E i venti africani portano alti tassi di umidità con afa soffocante e polveri sahariane, che aggravano i disagi e le allergie nei soggetti più fragili come anziani e bambini.
«Per non dire – incalza il meteorologo – che queste temperature così alte stanno portando gravi danni all’agricoltura che è tra le prime economie dei nostri territori – spiega Laricchia -. Anche se gli agricoltori innaffiano grazie ai pozzi artesiani, sono tre mesi che sulla Puglia non piove in maniera sufficiente per le colture. Gli alberi da frutto, gli ortaggi hanno bisogno di pioggia, non semplicemente di essere innaffiati. Si sono visti gli effetti delle gelate di aprile e poi i grandi caldi di giugno sulla produzione di ciliegie – ricorda l’ufficiale dell’Aeronautica in pensione – e ora si inizia a valutare quanto accade per la coltivazione dell’uva. Nell’agro di Adelfia, per esempio, è già iniziata la vendemmia, il prodotto è abbondante ma i coltivatori hanno timore che sia di non elevatissima qualità, perché è venuto meno il naturale ciclo tra pioggia e caldo. E in sofferenza sono anche gli ulivi e gli ortaggi».
Senza dimenticare l’Sos lanciato qualche giorno fa dall’Osservatorio di Bitetto per la fauna selvatica. Il calore troppo intenso sta creando seri problemi ai pulli di rondoni e falchi grillai.
«Purtroppo siamo in pieno global warming – conferma il colonnello – anche per l’irresponsabilità di Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l’India che si sono rifiutati di firmare i più importanti protocolli a difesa dell’ambiente e contrasto all’inquinamento. Si è perso molto tempo. Oggi guardo con interesse al neopresidente americano Joe Biden che ha deciso di fare marcia indietro, ma è come quando un’auto frena: non si blocca immediatamente, continua a camminare per 50, 100 metri. Significa che, anche se tutti invertissimo la rotta oggi stesso, non utilizzando più combustibili fossili e azzerando i livelli di inquinamento, non torneremmo immediatamente al clima di un secolo fa. Probabilmente ci vorranno altri 50 anni».
E se le politiche internazionali latitano, a livello locale si potrebbe fare molto. «Una grande città come Bari – conclude Laricchia – dovrebbe moltiplicare le sue aree verdi, piantare molti più alberi per far sì che i suoi abitanti soffrano meno. Se l’ex Fibronit diventasse veramente un parco, se lungo i viali si sistemassero alberi ad alto fusto, l’ombreggiamento renderebbe meno difficile restare in città con 40 gradi».