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Il mese di Novembre….. (nel ricordo dei propri cari non più con noi) Di Nicola Muscogiuri

Il mese di Novembre…..
(nel ricordo dei propri cari non più con noi)
Di Nicola Muscogiuri
Nell’attuale momento storico, altamente drammatico per il mondo intero, anche la nostra Italia è colpita senza pietà da un piccolo e maledetto virus, capace di adattarsi alle più disparate situazioni. Stiamo vivendo alla giornata con grande preoccupazione e disorientamento ed è la prima volta, a personale memoria, che viviamo più o meno reclusi in casa, per cercare di contenere questa mostruosa aggressione. I nostri politici di Governo e tutto il Personale sanitario altamente specializzato ci dicono che ancora non è finita e quindi bisogna andare avanti con cautela e tutta la prudenza possibile. E’ l’unica strada percorribile, che per quanto lunga, potrebbe riportarci a quella normalità che tanto ci manca. In queste condizioni fisiche e mentali è facile essere preda di isterismi e paure di vario genere, che a volte condizionano finanche i pensieri più normali. Sicuramente senza la “rivoltella puntataci contro dal maledetto”, avremmo considerato più attentamente che siamo nel “cuore dell’autunno”, col mese di Novembre ormai alle porte a reclamare il suo tempo. E forse complice proprio il tempo autunnale, decisamente avviato all’inverno, è sempre stato considerato anche un po’ triste ed è inevitabile venir presi da una specie di riflessione che ci accompagna almeno per una buona parte del mese stesso. I giorni si fanno decisamente più brevi, le notti più lunghe, il sole da ancora sprazzi di calore che dolce accarezza il viso e piacevole scivola sulle braccia, gli alberi sono più taciturni senza gli uccelletti festosi sui loro rami e a malincuore lasciano al vento le proprie foglie, la natura cambia i colori e si prepara al lungo sonno invernale in attesa di un’altra primavera. Nell’aria della sera già si spande un profumo di legna bruciata ed intorno sembra aggirarsi una nuova serenità, insieme ad un desiderio di ordine nelle cose di ogni giorno ed anche i sentimenti vengono proiettati al fondo della propria interiorità. Per dirla col poeta Pascoli: “silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. E’ l’estate, fredda, dei morti”. Novembre è anche un mese ricco di date molto significative per la nostra tradizione cattolica ed in particolare ci prepara ad un tempo in cui il pensiero è tutto proteso verso le Persone care che hanno dovuto lasciare questa vita terrena. In questo problematico e difficile momento ho temuto per una chiusura totale del Camposanto comunale, e personalmente ho gioito quando da un amico vengo a sapere subito di una Ordinanza del nostro Sindaco, in cui dispone per la quasi normale apertura. E’ vero che anche in altre date, e poi sempre quando si ha desiderio, ci si dovrebbe recare in quel luogo, ma farlo nel giorno in cui si ricordano i cari estinti è un’attenzione più bella e significativa, perché è come non lasciare sole le Persone a cui vogliamo bene nelle feste più solenni. Ma altre importanti ricorrenze scandiscono questo mese di Novembre, come quella del giorno uno di tutti i Santi, dove si ricordano quelli non riportati in calendario e la festa di San Martino, molto sentita e laicamente celebrata dalle nostri parti con l’immancabile riunione conviviale fra amici e parenti. In un tempo ormai remoto, ai ragazzi delle scuole Elementari era prassi consolidata imparare a memoria la celeberrima poesia “San Martino” del poeta Carducci che, ancora oggi, il solo incipit fa vibrare il cuore di struggente nostalgia: la nebbia agli irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar;….Sono ricorrenze che non lasciano indifferenti ogni umana sensibilità e sono tanto importanti socialmente che nel corso dei secoli hanno dato origine a diverse e numerose tradizioni locali, soprattutto quella legata al culto dei defunti. Nel nostro Paese, tutti gli anni già a fine Ottobre ogni famiglia si adopera per assicurare il giusto decoro alle proprie cappelle od altri posti di sepoltura del Cimitero comunale. In questo luogo, il giorno del due Novembre sembra svolgersi una pacifica e compita riunione di popolo, in cui fortemente e con vicinanza fisica, oltre che ideale, si vogliono ricordare i propri cari non più con noi. Nella circostanza, capita molto spesso di rivedere tanti concittadini che, pur vivendo stabilmente lontani da Torre, in quel giorno sentono il bisogno di ritornarvi per una visita al Camposanto per portare un fiore ed una personale preghiera in ricordo dei propri cari. E proprio come accade in una festa di Paese, può capitare di incontrare lungo i vialetti Persone conosciute che non vedi da tanto. Sarà anche per via del tempo poco clemente, ma proprio nel giorno del 2 Novembre, sembra come se si svolga un copione di vita ogni anno con molte similitudini: il cielo si veste con i colori grigi di circostanza e non di rado, come lacrime compassionevoli, lascia cadere leggere gocce di pioggia che rendono ancor più ovattato il mesto pellegrinaggio. In una situazione cosi naturale e delicata, è ancor più facile “ripensare” il proprio caro quando ancora in vita e nelle diverse situazioni famigliari. Penso accada a tutti di venir presi da riflessione profonda e nel meditare in silenzio di fronte alla fotografia di un volto tanto amato, la sofferenza vissuta all’inizio del distacco lascia il posto ad una tenera e struggente nostalgia di cose perdute. Sono anche questi i momenti che servono per ricaricarci idealmente e penso facciano bene ad un animo reso inquieto dallo svolgere affannoso della vita odierna. Non di meno aiuta a riflettere sulla transitorietà della vita stessa, che per quanto lunga possa essere, ha una fine naturale per tutti, indipendentemente da quanto svolto o realizzato, perché da quel momento sarà per ognuno “a livella”, così come straordinariamente ha poetato il grande Totò. Solo quando si è ragazzini si ha la convinzione di essere “immortali” ed è giusto che sia cosi nelle prime primavere della vita; addirittura lo si pensa anche per gli adulti che ti appartengono ed, infatti, personalmente ricorderò sempre quando da bambino la mano del mio povero Papà stringeva sicura la mia piccolina e fragile e me lo faceva apparire forte, pensando che mi sarebbe rimasto sempre vicino per aiutarmi nel proseguo del mio percorso di vita. In questa giovanile condizione solo una volta ricordo di aver riflettuto su un episodio luttuoso e, ciononostante, di non aver saputo darmi delle spiegazioni, ne ricevuto argomentazioni convincenti dagli adulti del tempo. Era successo qualcosa nella casa di fronte a quella dove abitavo, perché come non mai si vedeva entrare ed uscire tanta gente e vicino alla porta d’ingresso notammo un manifesto funebre che riportava il nome della Persona anziana che li vi abitava. Con i compagni del vicinato capimmo subito che per quel giorno in strada non avremmo giocato perché era accaduto un triste evento in quella nostra zona ed anche tutto il piccolo Paese dopo ne sarebbe stato coinvolto. Quella inusuale circostanza, nostro malgrado, ci coinvolse emotivamente perché avevamo capito che quel Nonno, sempre molto distinto ed educato con tutti, non lo avremmo visto più seduto d’estate su una sedia impagliata, oppure sempre indaffarato nella sua grotta nonostante l’età. Fino a quel momento, da noi ragazzi, era stato visto come una Persona che viveva la propria esistenza senza aver molto bisogno di colloquiare con altri e spesso lo si notava assorto nei suoi pensieri. Però quando qualcuno gli si avvicinava e lo invitava a raccontare dei suoi trascorsi, diventava un fiume in piena di parole, legate soprattutto ai suoi ricordi della Grande Guerra del ’15 – ’18, in cui aveva dato il suo fisico contributo di giovanissimo uomo all’amata Patria. Sarà stato solo un pensiero fugace, eppure quell’evento luttuoso ci sembrò come se avesse maturato in noi l’idea di essere diventati un po’ più grandi e maturi. Dopo, e per qualche giorno ancora, i nostri discorsi “da ragazzi di strada” tornavano spesso su questa cosa accaduta e per la prima volta considerammo che “quella triste circostanza” poteva capitare ad un nostro parente od anche ai nostri genitori, senza essere ancora a conoscenza che proprio io non avevo più la Madre naturale, in quanto scomparsa quando ancora piccolino per poterlo capire e ricordare. Un due Novembre di tanto tempo dopo quell’evento, ormai seriamente adulto, come di consuetudine andavo in giro nel Camposanto per una visita ed un intimo saluto a parenti e conoscenti, quando per caso mi trovai a passare vicino alla tomba di famiglia di quel mio “vicino di casa”. Dalla foto sulla lapide, ormai un po’ consunta, lo riconobbi subito nonostante fosse passato tantissimo tempo e da quella volta ogni anno mi va sempre di passare da quel posto, dove i ricordi prendono il sopravvento riportandomi alla mente l’antica strada e tutti i compagni di gioco, insieme ai quali feci la scoperta di quella “prima verità di vita”. Nel concludere queste modeste riflessioni, un caro e tenero pensiero vada ancora a tutti i nostri cari che ci hanno preceduti in quell’altra vita, dove per chi ha il dono della Fede sarà eterna, ma ancora vivranno nella nostra memoria coi bei ricordi dei tantissimi momenti vissuti insieme. E saranno sempre con noi, perché “chi vive nel cuore di chi resta, non muore mai”…
Nicola Muscogiuri