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Ilva, torna lo Stato dopo 25 anni: accordo Mittal-Invitalia. Sindaco Taranto: «Per noi è carta straccia»

Ilva, torna lo Stato dopo 25 anni: accordo Mittal-Invitalia. Sindaco Taranto: «Per noi è carta straccia»
Fonte :la Gazzetta del Mezzogiorno 11 Dicembre 2020

Al termine dell’operazione Invitalia sarà l’azionista di maggioranza con il 60% del capitale della società, avendo Arcelor Mittal il 40%. Soddisfazione di Patuanelli e Gualtieri

«Noi ancora adesso non conosciamo le carte di dettaglio di questo piano e andiamo avanti con l’accordo di programma. Questo piano per noi è carta straccia, noi dobbiamo occuparci della salute del tarantini». Così il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci commenta l’intesa siglata tra ArcelorMittal e Invitalia. Comune e Regione, come è noto, intendono costituire il «Tavolo per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma per la bonifica, il risanamento ambientale, la riconversione e lo sviluppo del polo siderurgico di Taranto» con proposte alternative a quelle del governo e della multinazionale.

«Dal premier Conte – ha aggiunto Melucci riferendosi alle dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio al termine del vertice europeo – ne abbiamo sentite tante di parole importanti. Ci viene chiesto di fare l’ennesimo atto di fede, ma noi non possiamo accettarlo. La prospettiva che il Governo pone rispetto al tema dell’idrogeno è una prospettiva molto lunga». Secondo il primo cittadino, «la verità è che prima del 2022 non cambia niente, resta anche l’attuale governance in capo a Lucia Morselli con la presenza dello Stato, che ancora non è in maggioranza. E non ci sono investimenti importanti dal punto di vista tecnologico». «Per gennaio, non so se i sindacati lo annunciano – osserva Melucci – o riferiscono solo delle cose dal loro punto di vista positive, ci saranno altre 3mila persone in cassa integrazione. Insomma, l’orizzonte che traccia il premier chiaramente ci interessa, lo valuteremo sul tavolo dell’accordo di programma». Ma «oggi – conclude il sindaco – ci viene chiesto almeno fino al 2025 di sacrificare ancora la salute dei tarantini. Noi non lo possiamo accettare, volevamo più coraggio, più investimenti anche dal Recovery plan e interventi che partissero subito con questa prospettiva».

CONTE: ILVA SARA’ VERDE – «Certamente a Taranto ci sarà l’idrogeno, ci siamo ripromessi fin dall’inizio che sarà il progetto più avanzato e più serio di transizione energetica”: lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine del vertice europeo rispondendo a chi gli chiedeva se all’Ilva di Taranto, destinata ai fondi del Just Transition, si abbandoneranno i combustibili fossili. Conte ha assicurato che il programma dell’accordo prevede che nello stabilimento si abbandoneranno in parte i combustibili fossili, e «man mano diventerà tutto verde», ma «occorre farlo in un arco temporale già previsto dal piano»

L’ACCORDO FIRMATO NELLA TARDA SERATA DI IERI – Il futuro ha un cuore antico per la ex Ilva di Taranto. Lo Stato imprenditore torna nella gestione del siderurgico più grande d’Europa e di tutti gli impianti siderurgici che il gruppo possiede in Italia. La firma dell’intesa è arrivata a tarda sera e prevede un deciso investimento pubblico che consentirà di garantire alla fine la piena occupazione dell’impianto e di ridurre l’inquinamento per la produzione di acciaio. La mano pubblica entra nella società italiana Am Investco con un doppio aumento di capitale: un primo aumento da 400 milioni di euro darà a Invitalia, che è controllata dal ministero dell’Economia, il 50% dei diritti di voto della società. A maggio del 2022 è programmato, poi, un secondo aumento di capitale, che sarà sottoscritto fino a 680 milioni da parte di Invitalia e fino a 70 milioni di parte di Arcelor Mittal.

Il ministro del tesoro, Roberto Gualtieri e dello Sviluppo, Stefano Patuanelli hanno espresso soddisfazione per l’intesa che avrà un doppio impatto. Si prevede alla fine del processo il completo assorbimento di 10.700 lavoratori. E partirà da subito un piano di decarbonizzazione attraverso l’avvio della produzione di acciaio con processi meno inquinanti.
È prevista la creazione di una nuova linea di produzione esterna al perimetro aziendale (DRI) e di un forno elettrico interno allo stabilimento che a regime potrà realizzare 2,6 milioni di tonnellate annue di prodotto. «Circa un terzo della produzione di acciaio – sostengono Mef e Mise – avverrà con emissioni ridotte, grazie all’utilizzo del forno elettrico e di una tecnologia d’avanguardia, il cosiddetto «preridotto», in coerenza con le linee guida del Next Generation EU. La riduzione dell’inquinamento realizzabile con questa tecnologia è infatti del 93% a regime per l’ossido di zolfo, del 90% per la diossina, del 78% per le polveri sottili e per la CO2».

Sarà ora necessario vedere se l’intesa raggiunta soddisfa il territorio, con il sindacato di Taranto e di molti comuni limitrofi che avevano ipotizzato altri interventi. Il governo ha annunciato che darà vita a un tavolo con gli enti locali per accompagnare e monitorare la transizione. E se la piena occupazione promessa alla fine del processo riuscirà a dissipare le preoccupazioni delle ‘tute blu’, anche se nel prossimo quinquennio gli esuberi temporanei sarebbero coperti – ma i comunicati diffuso in serata non ne fanno menzione – dagli ammortizzatori sociali dei quali lo Stato si fa garante.
L’annuncio ufficiale dell’accordo è destinato ad alzare il velo anche su altri aspetti della vicenda, a cominciare dalla governance che dovrebbe essere inizialmente paritaria con presidente e amministratore delegato espressi l’uno da Invitalia e l’altro dalla Mittal. Anche su questo punto non ci sono comunicazioni ufficiali.
Per l’impianto di Taranto si profila comunque in ritorno al passato. Nata nel 1905 l’Ilva passò all’Iri nel 1929 e venne ceduta ai Riva solo nel 1995, con il piano di privatizzazioni. Il commissariamento è datato 2012. ArcelorMittal arriva nel 2018 e ora arriva una nuova svolta.

IN ACCORDO REVOCA SEQUESTRI – Le condizioni sospensive al closing (dell’ingresso di Invitalia in AM InvestCo, controllata
ArcelorMittal) comprendono: «la modifica del piano ambientale esistente per tenere conto delle modifiche del nuovo piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; e l’assenza di misure restrittive, nell’ambito dei procedimento penali in cui Ilva è imputata, nei confronti di AM InvestCo. Lo precisa in una nota ArcelorMittal.