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LA PASQUA DELL’ANNO 2020 (che mai dimenticheremo)

A cura di Nicola Muscogiuri
Confesso che per molto tempo ho desistito dall’essere un accanito utilizzatore della moderna tecnologia e non perché non riesca a trovare niente di buono in tutto ciò che è progresso, ma solo per una difficoltà oggettiva nel comprenderla appieno e praticarla. Poi pian piano, come succede per tutto ciò che è novità, incomincia una prima fase d’approccio, seguita da una d’adattamento, anche per non restare fuori da un contesto sociale, che comunque va avanti, che la singola persona lo voglia o meno. D’altra parte comprendi pure che se la tecnologia serve per una evoluzione positiva della vita, che porta a curare meglio la salute delle persone o a potersi mettere in relazione, qualunque sia la distanza, e tanto altro ancora, ben venga tutto ciò che è progresso tecnologico. Naturalmente il problema sta, come sempre, nell’uso che se ne fa, che può essere buono o cattivo. E’ questo dipende esclusivamente dalla libertà propria di ogni uomo/donna, che stabilisce l’utilizzo che ne vuol fare. Perché tutto questo in premessa al tempo del “virus maledetto”? Soprattutto per un bisogno di voler dire, con onesto pensiero, che questi tempi di “forzata permanenza in casa” è alquanto alleggerita proprio dal fatto di poter utilizzare le moderne apparecchiature. I vari computer, tablet, smartphone, ecc., in qualche modo annullano le distanze affettive, che diversamente sarebbero molto più problematiche e dolorose. Siamo ormai a pochi giorni dalla Santa Pasqua di quest’anno 2020 che, ahinoi, ricorderemo finché in vita e poi farà parte di una storia che riporterà pagine di tragica e immane sofferenza umana. Nel mio piccolo pensavo a come può essere considerato quest’Evento religioso che fin da remotissimo tempo scandisce i nostri tempi di Fede cristiana e di usi e tradizioni. E per quanti sforzi mentali facessi, per non credere di non poterla vivere come sempre in passato, la triste realtà tornava a portarmi coi piedi per terra. E’ successo però che appena un paio di giorni fa, la moderna tecnologia, a cui prima si accennava, mi viene a parziale soccorso, quando via WhatsApp un parente mi invia le foto della Statua della Madonna Addolorata implorante vicino alla Statua di Gesù Morto

 

e dei Misteri,

ripresi nella piccola Chiesetta di Santo Stefano, che da sempre li custodisce. In un attimo la mente ha riportato i cari ricordi ed il cuore ha sussultato di emozione alla vista, seppur fotografica, di quelle Sacre Rappresentazioni che fanno parte della nostra storia torrese e del nostro vissuto comunitario. Ai tempi della mia infanzia ho abitato con la mia famiglia alla “strata ti la cabbina” e quindi a pochi passi dalla Chiesetta, dove nei giorni precedenti la Pasqua era un via vai continuo di fedeli e di Persone addette alla preparazione di quella che sarebbe stata la Processione dei Misteri del venerdì santo e con tutto ciò ancor più t’immergevi in quella tipica ed unica atmosfera festiva. La Chiesetta di Santo Stefano è sempre stato il fulcro importante per i nostri tradizionali riti religiosi e credo abbia fatto piacere a tutti i Torresi dell’avvenuto necessario restauro, che di fatto l’ha riaperta anche al culto religioso. Sarebbe bello se nei prossimi anni, finalmente in piena libertà di movimento, si ritornasse – magari anche a rivedere allestito il Santo Sepolcro; come anche sarebbe bello che si ricostituisse la Congregazione dei Fratelli di Santo Stefano. Credo che siamo in molti torresi a ricordarli tutti al seguito dei Santi Misteri in fila per due con la tunica bianca e la mantellina rossa, insieme alle nostre donne che un tempo, ricordo, per rispetto e devozione usavano andare a capo coperto “cu lu fazzulettu an capo” di colore nero, come listate a lutto E sempre un tempo che fu, ricordo gli uomini di ogni età e senza distinzione di estrazione sociale, che senza farsi pregare erano pronti e disponibili a portare in spalla le statue, anche partecipando all’asta per quello che potevano permettersi. Quando una voce forte e chiara, che par di sentire ancora, sovrastava il lento ed assorto andare della Processione ci si fermava e così pure con le preghiere e con la musica della Banda che accompagnava; solo il battitore “tale Sig. Cosimino Scarafile”, nelle vicinanze della Bara di Cristo Morto aveva facoltà di parlare ed annunciava: dieci avanti e venti dietro…chi offre di più!!! Ad una offerta maggiore che proveniva dai fedeli, rispondeva: si faccia avanti…e così fino a notte fonda per poi infine ritornare alla chiesetta dove una volta riposte le Statue, si rimaneva il tempo per un’ultima preghiera. In quei giorni nelle case, pur modeste che fossero, era anche tutto un fermento di lavori e le nostre madri preparavano i dolci tipici insieme all’immancabile pane pasquale: “la puddica cu l’ovu” dall’inconfondibile sapore di olio fritto e pepe in abbondanza. Per creanza e rapporti di buon vicinato le Persone grandi, nel darsi gli auguri si presentavano cu lu piatticieddu pieno di quiri cosi tuci o di altri prodotti che ricavavano dalla loro buona terra e se ne rimanevano ce li concedevano per portarli a pascaredda che facevamo con tanti amici alle pinete di San Cosimo. Penso che sarebbe bello se di quei tempi ci potessimo riappropriare delle cose più vere e più utili al nostro vivere moderno per essere almeno più sereni: la sobrietà e la semplicità. E tornando al presente un grazie di cuore a tutti i cari concittadini che mettendo in campo e sfruttando proprio le “moderne tecnologie” ci consentiranno, seppure virtualmente, a vivere e condividere idealmente questi momenti di Fede. Ancora una volta, con la mia piccola famiglia “usciremo da casa” per sederci sul balcone “del piccolo giardino”, da dove la voce dei nostri Pastori arriverà forte e chiara. Alla fine della Santa Messa del sabato sera, ci scambieremo gli auguri per la Resurrezione del Signore tra noi di famiglia ed idealmente con i fedeli che vicino avremmo voluto avere e con tutti i nostri cari lontani. E con l’augurio che torni presto la possibilità di poterci riabbracciare, una Santa Pasqua a tutti i Torresi, che sia foriera di pace e di concordia.