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L’ONESTA’ DELL’UOMO POLITICO a cura del prof. Antonio Buccolieri

L’ONESTA’ DELL’UOMO POLITICO

a cura del prof. Antonio Buccolieri

Scriveva Indro Montanelli in un suo editoriale sul Corriere della Sera
<< In cosa consiste l’onestà dell’uomo politico?
Solo nel fatto che non ruba, cioè che non approfitta del suo successo politico-piccolo o grande che sia- per rubare, o comunque per servire i propri personali interessi economici ?
Se così fosse i politici degli ultimi cento anni, da addure come esempio di onestà potrebbero essere citati Hitler , Stalin e Mussolini, che ai soldi badarono poco, e infatti morirono senza lasciarne>>.
Una magra consolazione è stata la loro povertà, considerati i crimini dei quali si macchiarono!
Ciò che traspare evidente dall’asserzione di questo maestro del giornalismo è la convinzione che onestà e politica sono due termini che non si lasciano mai associare.
E’ ormai convinzione radicata che il costume di chi amministra non può essere che quello di ritrovarsi poco onesto e impegnato, forse, per il proprio tornaconto.
Il pessimismo che manifesta questa convinzione non ci lascia alcuna speranza !!!
Tutti coloro che sono collocati ai posti di guida delle varie Istituzioni pubbliche si muovono solo nell’ottica di un mero tornaconto personale?
Nel palazzo si entra poveri e si esce ricchi , è diventata quasi una regola?
Si entra onesti e ci si dimentica come si era una volta?
Sembra che all’interno delle stanze delle amministrazioni pubbliche si aggiri un virus endemico il quale colpisce tutti coloro che in esse vi entrano per assumere qualche incarico. Se così è, allora riteniamo inutile, come alcuni articolisti ,sulla stampa e sui mass-media ,fanno di strapparsi le vesti per certi avvenimenti, che possono forse solo dare testimonianza di questa malattia.
Ma permettetemi di andare- come è mio solito- controcorrente. E’ mia convinzione che la disonestà non sta solo al di là della trincea ma appartiene anche a quel cittadino “onesto” (e forse sono la maggior parte!!!) che pubblicamente argomenta negativamente nei confronti di tizio e di caio accusandolo di mille e una malefatta, e poi, nel chiuso dell’urna, (per capirci: la segretezza del voto, garantita dalle leggi, è un diritto e non un dovere!) vota proprio colui il quale ha denigrato .

Con quale criterio si fanno certe scelte? Forse aspettando prima o dopo che da quella disonestà possa venire gratificato non solo chi l’adopera ma anche chi la supporta con un voto (massima espressione di una democrazia!!)?
Allora non esistono i politici disonesti, come si vuole accreditare da più parti, ma al contrario esiste una società malata che esprime dal suo seno il peggio che può esprimere e mai il meglio. L’accettare quasi come un male naturale (come le malattie, le sofferenze e la morte!!!) la disonestà dell’uomo politico è questa la vera disonestà, non quella presunta o reale che il politico compie.
Non c’è più cieco di chi ha occhi buoni e fa finta di non vedere , non c’è sordo peggiore di chi ha buone orecchie e fa finta di non sentire. Questo noi siamo, quando, tacitando ogni senso interno, derivante dalla nostra coscienza, non ci ribelliamo di fronte alla disonestà e andiamo a scegliere non i migliori ma sempre la stessa gente.
Ci troviamo di fronte ad un male incurabile che ormai è in fase irreversibile, tanto da portarci in una zona limite, al di là del quale esistono altre forme non auspicabili di gestione della cosa pubblica. Non ce lo auguriamo.
lo personalmente non ho più fiducia nella mia generazione che ha dimostrato di avere, come connotato specifico la realtà squallida che oggi la politica offre; invece vorrei avere fiducia nelle nuove generazioni. Tra queste esistono e sono accertabili i sintomi di una giustizia sociale che può allontanarci da questo modo veramente poco dignitoso e poco onesto di gestire la cosa pubblica.
Antonio Buccolieri