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Palasport mai utilizzato: costruttore assolto, alla fine a pagare è il Comune

Palasport mai utilizzato: costruttore assolto, alla fine a pagare è il Comune

Fonte: brindisireport.it

Di Emmanuele Lentini

 

La struttura venne scoperchiata dal vento quasi dieci anni fa, non resse alle intemperie.

 Il Municipio ha stipulato un muto di 690mila euro per i lavori

– I lavori iniziati nel 2004, vari contenziosi con il costruttore, poi una tromba d’aria che nel 2011 lo scoperchia, un procedimento penale che si conclude con la formula “il fatto non sussiste”. A distanza di 16 anni il palazzetto dello sport di Torre Santa Susanna è ancora lì, ancora non utilizzabile, ma alla fine “paga Pantalone”, ovvero il Comune di Torre, che con una determinazione del novembre 2019 ha stipulato un muto di 690mila euro per ristrutturare l’immobile della discordia. E con una deliberazione della Giunta di pochi giorni fa mette la parola fine alla questione con il costruttore: quest’ultimo dovrà versare nelle casse del Comune pugliese 13.200 euro e spicci e il Municipio rinuncia all’intervento nella procedura esecutiva nei confronti dello stesso costruttore.

Ma per ricostruire la vicenda, è bene procedere con ordine.

 

E’ il 2004, Francesco Frioli, centro-destra, è il sindaco di Torre Santa Susanna. Devono cominciare i lavori per la costruzione del palazzetto. Le prime due ditte rinunciano, la palla passa alla terza. E’ una ditta di Nocera Inferiore. I problemi continuano: i collaudatori e il direttore dei lavori rilevano che l’opera non è conforme al progetto, ma poi finiscono col firmare i Sal (Stati di avanzamento lavori). Non finisce qui: c’è una perizia di variante. E così l’impresa ottiene ben 400mila euro. Alla fine, l’opera vede la luce e viene inaugurata. E’ il 2010. Nel frattempo l’impresa presenta un lodo arbitrale di 700mila euro, per il mancato ritiro dell’immobile, che non viene utilizzato. Passa un anno, è il 2011: una tempesta si abbatte sul Brindisino e una tromba d’aria scoperchia il palazzetto. Intervengono i vigili del fuoco per mettere in sicurezza l’immobile, rilevando una serie di problemi. Il centro-destra è all’opposizione e spara alzo zero contro la nuova Giunta Galasso. Le polemiche vertono sull’opera, naturalmente, nonostante il centro-destra abbia seguito la sua realizzazione. Il sindaco Galasso non ci sta e reagisce: traccia una cronistoria intorno al palazzetto e invia tutto a Brindisi, alla Procura della Repubblica. Il pm Raffaele Casto cerca di far luce sulla vicenda.

 

Nel frattempo, la nuova Giunta si rivolge anche alla giustizia civile: viene stilata una perizia tecnica che elenca i difetti dell’opera. La giustizia penale si è messa in moto, anche la perizia dell’accusa giunge alle medesime conclusioni. Si arriva al processo: il 9 dicembre 2015 il legale rappresentante della ditta che ha realizzato il palazzetto viene condannato a un anno di reclusione per frode in pubblica fornitura. Il risarcimento del danno dovrà essere determinato in separata sede, tuttavia il giudice ha imposto il pagamento di una provvisionale pari a 100mila euro. Secondo l’accusa, l’imputato aveva usato materiale diverso da quello prescritto dall’appalto ricevuto dal Comune di Torre Santa Susanna nel 2004. I lavori furono eseguiti dal 2008 al 2009. Stando a quanto riportato nel capo d’imputazione, l’imprenditore avrebbe usato Osb fenolico anziché multistrato fenolico, come previsto dall’elenco prezzi, chiodi lisci arrugginiti, anziché chiodi zigrinati, e per coprire il tetto una guaina non adatta al contatto con l’esterno. Il 17 aprile 2019 c’è la sentenza d’appello, che sostanzialmente conferma quella di primo grado. Siamo all’attualità: l’ultima parola sulla vicenda la pone la Corte di Cassazione, con sentenza numero 29.374 del 2020 annulla senza rinvio il giudizio maturato in appello. Nessun colpevole, “il fatto non sussiste”.

Di conseguenza l’Amministrazione di Torre Santa Susanna, con una deliberazione di venerdì scorso, 11 dicembre, approva lo schema di accordo transattivo: deve rinunciare ai 100mila euro di provvisionale. Nel frattempo il Comune, rappresentato dall’avvocato Antonella Mastropaolo, era intervenuto in una procedura esecutiva, nei confronti del legale rappresentante della ditta che aveva realizzato il palazzetto, pendente dinanzi al Tribunale civile di Nocera Inferiore, introdotta dalla banca Monte Paschi di Siena, chiedendo di partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di beni pignorati. Si parla di oltre 108mila euro, oltre a spese, compensi e interessi sino all’effettivo soddisfo, in forza della sentenza del Tribunale penale di Brindisi del 9 dicembre 2015. In questi casi, il Comune di Torre ha vinto tutti i ricorsi presentati dal legale della ditta, nel frattempo fallita. Però rinuncia alla procedura esecutiva e deve accontentarsi di vedersi pagate solo le spese legali. Altre società hanno acquistato rami dell’azienda fallita e il Comune “insegue” queste altre società in diverse sedi. E intanto il palazzetto dello sport è al momento inutilizzabile.