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Puglia, la guerra del grano. Prezzi inadeguati e gli agricoltori sono in rivolta

Puglia, la guerra del grano. Prezzi inadeguati e gli agricoltori sono in rivolta
Fonte La gazzetta del Mezzogiorno

Iprezzi vanno giù e scoppia la guerra del grano. Primo terreno di scontro per gli agricoltori pugliesi è il sacro sacello della costruzione del prezzo, le Camere di Commercio. È forse da leggere così il comunicato diramato ieri da Coldiretti che, denunciando «uno scenario di crisi per le aziende agricole che stanno vendendo a prezzi al di sotto dei costi di produzione, balzati alle stelle a causa delle speculazioni aggravate dalla guerra in Ucraina», annunciava: «Per il cortocircuito dei prezzi del grano duro in Puglia, disertate le borse merci a Bari e a Foggia». In realtà, questa informazione non risulta essere corretta. Innanzitutto perché la Commissione cereali e legumi della Borsa di Foggia non si è ancora riunita, lo farà questa mattina. Poi perché è vero che ieri si è riunita alla Camera di Commercio di Bari l’omologa Commissione di Borsa cereali e legumi ed è vero che la parte agricola (Coldiretti, Cia, Confagricoltura) ha disertato la riunione, ma la funzionalità della Borsa del capoluogo non è stata toccata, grazie al fatto che era presente la parte agroindustriale, commerciale e mediatrice. Quindi, malgrado l’assenza degli agricoltori, in Commissione – organo che funziona a maggioranza – c’era il numero legale, la riunione si è tenuta regolarmente ed è stato redatto il listino settimanale con tutti i prezzi dei cereali e delle leguminose.
«Capisco la protesta degli agricoltori, noi industriali siamo sulla stessa barca – dice il presidente della Commissione Francesco Divella – ma non si può decidere di venire meno ai propri compiti istituzionali e queste Commissioni non sono un organo politico, ma un organo merceologico al servizio del mercato. E siamo tenuti a registrare i prezzi degli scambi degli ultimi 7 giorni. Non è in questo contesto che si possono migliorare le condizioni degli agricoltori».
Alla Camera di Commercio di Foggia vige un altro regolamento e – spiegano fonti qualificate daune – se oggi gli agricoltori non si presentassero la Commissione non si potrebbe riunire perché è previsto che ci sia il contraddittorio tra le parti per la formazione del prezzo. Quindi la Commissione non riuscirebbe a quotare e, se non si forma il prezzo, salterebbe la pubblicazione del listino. Ma non è detto che vada così. Esiste infatti un organismo di livello superiore, la Deputazione di Borsa, il cui presidente può decidere di intervenire in casi simili ed, eventualmente, quotare comunque, surrogando la Commissione. In altre parole, il boccino passerebbe nelle mani del segretario generale della Camera di Commercio, Lorella Palladino, che è anche presidente della Deputazione., che potrebbe evitare a Foggia di restare senza il proprio listino settimanale.
In attesa di vedere cosa si deciderà a Foggia, val la pena di chiarire che, non essendo in regime di prezzi amministrati, i listini non hanno un valore impositivo. Se trovasse un compratore, un agricoltore pugliese potrebbe vendere il proprio grano a 1.000 euro alla tonnellata. Però i listini riflettono il reale andamento di domanda e offerta – al netto delle pazzesche speculazioni giustamente denunciate – e hanno un valore informativo e indicativo importante. Per esempio, spiega un professionista del ramo, se un domani insorgesse una controversia su un contratto di compravendita di grano duro concluso nella settimana attuale e un perito dovesse verificare i prezzi medio-bassi, medio-minimi, potrebbe incontrare parecchie difficoltà.
Resta sul terreno un problema vero: a fronte di costi crescenti, gli agricoltori si trovano ora davanti al calo dei prezzi di vendita. Il grano duro fino, per esempio, a Bari il 5 luglio era a 570 euro a tonnellata, oggi è a 480 euro. Una differenza enorme. Ma l’anno scorso, al 6 luglio, il prezzo massimo era a 324 euro.