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riceviamo e pubblichiamo: DAR SENSO ALLA FESTA a cura di Mons. Lucio Renna

DAR SENSO ALLA FESTA

a cura di mons. Lucio Renna

Durante l’Avvento, ci prepariamo alla festa del Santo Natale. Ma, con onestà intellettuale, vediamo un po’ in che cosa consista tale nostra preparazione, salvo eccezioni ovviamente. Iniziamo dal presepe che alcuni/e, anche in autorità costituiti/e non vorrebbero si costruisse per rispetto alle altre religioni. Peccato che tale rispetto è spesso unilaterale! Comunque, ammettiamo lo si costruisca nelle nostre case e nelle nostre chiese. Benissimo: cosa buona e in sintonia con la festa! Mi pare, però, se non vado errando, che il Festeggiato apprezzi ed ami soprattutto il presepe interiore, cioè l’accoglierLo nella nostra anima. Qualcuno dirà: “A questo ci pensa la Chiesa con novene, liturgie e roba del genere”. Cose sante, certamente, purché non le si intendano come fine a se stesse ma servano alla preparazione interiore cui accennavo un attimino prima. In più va detto che, per i pochi/e che partecipano alle iniziative spirituali della chiesa, non sempre c’è coincidenza tra esteriorità e interiorità. Non voglio cadere nel moralismo ma, sulla base della mia esperienza, sottolineo una forte discrasia che rischia di diventare abitudine e, quindi, disinteresse al sacro. Discrasia che non risparmia neanche chi, come me, ha una responsabilità ministeriale; per cui, mentre si promuovono ed eseguono “liturgismi” vari, manca nell’anima il fervore religioso o, se volete, la sensibilità liturgica. Non a caso ho usato il termine “liturgismo” e non liturgia perché, mentre questa ha un’anima e un senso autentico di religiosità, quello (il liturgismo) è fine a se stesso o lo si espleta per vari motivi non esattamente religiosi e spesso per vanagloria umana. Anche in questo ambito, non intendo stigmatizzare l’apparato esterno perché, per il Signore, la Madonna e i Santi, non si fa mai abbastanza; ma rifiutare l’apparato, anche il più fastoso, se non tende “ad majorem Dei gloriam”. La liturgia, bella in se stessa se vissuta dignitosamente e con fede, non rifiuta fioriture di apparati esterni purché aiutino e promuovano la convinzione e l’animazione dei partecipanti: va aggiunto che, da diversi anni, si vanno creando, dappertutto nel mondo, alternative laiche nelle quali il Festeggiato non c’entra per nulla. Le iniziative vanno abolite? No! Anzi! Ma vanno sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda, non voglio dire della Chiesa, ma almeno del Festeggiato. Ad esempio: belle le luminarie, gli alberi, i mercatini e tutto il resto. Ma se ci si accontenta solo di inaugurare tutte queste belle cose e basta, non vi sembrano poco o nulla rispettose verso Colui che “scende dalle stelle, il Re del cielo”? Fuori dubbio, ci sono angolini e pizzichi di coriandoli luminosi anche per Lui; ma tutto il resto è “top-secret” per non addetti ai lavori. Tutto ciò che viene promosso e realizzato per una festa, ad essa deve in qualche modo far riferimento. Sia ben chiaro che io scrivo per me, prima, e poi per gli altri, senza ovviamente, far d’ogni erba un fascio. Una dichiarazione lapalissiana potrebbe essere questa: non si fa festa così alla grande senza un perché e senza un per chi. Di conseguenza, ben vengano tutte le belle, luminose, scintillanti, gustose iniziative; ma, al contempo, apriamo la porta del cuore al Cristo. Sarebbe assurdo e irrispettoso fare festa, senza un motivo che giustifichi tempo, fatica e dispendi vari. È un controsenso una festa, senza il Festeggiato, o con l’oblio dello stesso. Infatti, come si può fare “auguri di buon Natale” se molti/ssimi non sanno, non ricordano o non accettano Colui che nasce? Senza di Lui, si festeggia il nulla! Al contrario, tutto il resto, diventa più bello e scintillante, se al centro c’è Lui. Allora ha senso lo scambio di auguri di Buon Natale.
+ Lucio M. Renna
Vescovo Carmelitano