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Riceviamo e pubblichiamo: TSUNAMI a cura di Mons. Lucio Renna

TSUNAMI

a cura di Mons. Lucio Renna

 

Non saprei che nome dare alla cultura odierna, il cui aggettivo più appropriato è “liquida”. I nominativi sono tanti… ne scelgo uno solo: naturismo e, per conseguenza, la cultura è “naturismo liquido”. Il momento mondiale attuale offre un panorama sconcertante di lotte strane, ambigue, indecifrabili tra politica e religione, tra morale e libertismo, tra vax e no-vax, tra poveri, invisibili, scartati e gli spudoratamente nauseati (contenti però di esserlo) dei loro stessi incalcolabili averi, tra professioni-servizio e professioni-potere economico.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito; mi astengo perché sono cose risapute tanto ma tanto che non ci si fa più caso. Ogni tanto ritornano alla memoria e le si commenta: “non si capisce niente”.
Due soli riferimenti, unicamente a mo’ di esempio.
Il primo riguarda l’ambito della sanità. È sotto gli occhi di tutti la lotta tra vaccinati e no-vax. In qualche nazione sono stati emanati decreti molto severi… e, in buona dose, fatti osservare anche grazie alle Forze d’Ordine. In molte altre nazioni c’è un inqualificabile e indecifrabile comportamento, sicchè i vaccinati vedono vanificato il rispetto delle normative a causa dei np-vax che alzano la bandiera (non so di che colore) della loro libertà. Di conseguenza si rischia di ricadere nel lockdown ancora una volta; il numero dei positivi, dei malati, delle terapie intensive e dei decessi è inarrestabile… Sicché, mentre l’80-85% si attiene alle norme, il resto le considera lesive della dignità e libertà individuale. La terra è diventata un enorme campo di gioco pericoloso, ambiguo e perverso, che, passivamente o attivamente, coinvolge tutti i terrestri di qualsiasi età (dalla minima alla massima), in longitudine e latitudine. Gli attivisti sono, come al solito, i potenti della terra, i governanti (lacerati da dissensi tra le opposte parti politiche, i media (mediaticamente si registra tutto e il contrario di tutto), gli scienziati (in lotta di opinioni tra di loro…), gli operatori sanitari (alcuni personaggi godono di aver finalmente ottenuto la ribalta mediatica): costoro si parlano addosso, non si riesce a capire cosa dicono, ma si intuisce che sono in contrasto di pensiero e di interventi contro la pandemia. Nel frattempo ci sono personaggi e/o ditte imprenditoriali che si ingrassano finanziariamente, speculando su mascherine, tamponi, vaccini. Dilaga, come pericolosa e crudele piovra, il mercato nero di quanto serve o potrebbe essere utile a vincere il mostro del coronavirus con le sue molteplici, indefinibili e minacciose varianti. Tsunami universale, insomma, che travolge, sommerge e distrugge tutti e tutto quanto incontra nella sua furia devastatrice. Se qualche volta si accende un raggio di speranza, c’è sempre chi si affretta a spegnerlo. Sotto questa punta dell’iceberg, cosa veramente si nasconde? È il caso di dire “ai posteri l’ardua sentenza”? Non so! Forse!
Il secondo riferimento riguarda la religiosità. Il discorso, in merito, non è certamente più facile, ma irto di se, di ma, di perché, ecc. ecc.. Perciò accennavo prima a un qualcosa di indefinibile perché incomprensibile, che, di sicuro senza pretesa intellettuale di sorta, chiamavo “naturismo religioso”. L’unione dei cristiani, il dialogo interreligioso sono cose buone… ma anche in merito non si può sottacere una specie di confusione inficiata o imbevuta di facile ma infelice irenismo con tantissimi interrogativi e pericolose conseguenze. Come non apprezzare il ministero bergogliano, aperto a tutti, con assoluto rispetto del loro modo di pensare e vivere. Nel suo cuore di Pastore, Padre e Maestro universale vorrebbe “fratelli tutti” i popoli della terra. Ansia e desiderio nobili da condividere pienamente! Non tutti però la pensano in questo modo. Non si può negare che la Chiesa Cattolica (spec. con S. Paolo VI, S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco) si stia impegnando per il dialogo interreligioso, promuovendo incontri, convegni, visite e favorendo tutto quello che può essere utile alla comunione. Non ignoro l’esistenza, anche nella Chiesa, di posizioni critiche negative; ma ricordo anche che Gesù ebbe a dire: “Hanno fatto così con me… faranno lo stesso con voi…”. Ma, a parte questo che non è certamente edificante, mi impressionano statistiche varie e l’innegabile decremento numerico di praticanti. Cristiani e/o credenti convinti ce ne sono tanti; ma non si può negare l’affievolimento religioso che, come la ruggine e metalli, sta corrodendo la cristianità. Mi riferisco, ovviamente, al numero di coloro che si dicono credenti e, di quando in quando, si recano in chiesa (nel personale e/o privato non entro… ci pensa Dio!). È sotto gli occhi attenti l’esistenza della cosiddetta “transumanza devozionale” che consiste nella disaffezione verso tutte le chiese di un paese e andare all’una o a un’altra seguendo le spunte strane delle proprie paturnie religiose. Non è tutto! Mi e vi chiedo come ci si può ritenere credenti quando si agisce da serpenti contro tutti e contro tutto? La fede si dimostra nella e con la vita quotidiana e non con episodici effluvi religiosi sospirati durante le celebrazioni in chiesa e annullati con giudizi velenosi appena termina il sacro rito. Non si aspetta neppure più di uscire di chiesa per trinciare giudizi malevoli su tutto e su tutti, senza neppure avere il sospetto che si sta agendo esattamente al contrario di come o quello che si è celebrato. I più supponenti ritengono esser loro dovere l’agire e il parlare in quel modo. La formazione umana e cristiana ormai è solo aria fritta… e nelle stesse chiese di tutto ci si preoccupa tranne che della formazione… anzi, non raramente, si favoriscono elementi disgregatori. I supponenti e prepotenti riescono ad imporsi anche ai ministri del culto,mentre i veri credenti soggiacciono “pro bono pacis”. Inoltre, si ha la netta sensazione dell’uso della legge del mercato: quella di fare sconti… quasi come tentativo di imbonimento dei facinorosi. Sconti comportamentali… nel senso che, mentre con i più deboli si diventa forti e, a volte, anche rudi e ineducati, con i prepotenti, si lascia stare, si tollera. E non ci si rende conto che, in questo modo si diventa conniventi o complici. Il “modus cogitanti et vivendi” mondano fa così irruzione nelle chiese, nelle sacrestie, tra i gruppi ecclesiastici che, tranne rare eccezioni, di ecclesiale hanno solo l’aggettivazione. Ma ritorniamo sul temadella formazione per confermare quanto detto prima, con l’esempio delle festività natalizie. A parte l’assenza di tanti “praticanti” con la scusa della pandemia, si è registrato, visto e sentito di come ‘impegno natalizio sia stato reificato o mercificato. Nella grande parte della gente, il problema dominante riguardava regali, pranzi, vestiti, invitati e roba del genere. Il Festeggiato rarissimamente entrava nei pensieri e nella bocca dei “festeggianti”. Gli scambi di auguri avevano sapore e, credo, valore di un obbligo da assolvere, cascasse il mondo, ad ogni costo anche servendosi dei telefonini. Ma ben poco si rifletteva sul contenuto degli auguri. Nel mondo mediatico giuravano messaggi mielosi con l’immagine del Bambinello… ma tutto si fermava lì. In qualche cattedrale, alla S. Messa del 25, i partecipanti si contavano con le mani (qualche dito era in più). Perché dico questo? Non come sfogo, ma come invito fraterno a riflettere sulla disaffezione religiosa in corso. E non ricorriamo, per favore, alla scusa della pandemia, visto che gli assembramenti non sono mancati un po’ dappertutto nei luoghi dove si festeggiava senza il Festeggiato. Negli anni 2010-2020 la CEI aveva pubblicato come guida nel cammino formativo il bel documento: “Educare alla vita buona del Vangelo”. Che ne è stato? Chi si ricorda almeno il titolo? “La speranza, ultima dea, fugge i sepolcri”… perciò spero vivamente al ripensamento, al risveglio, alla bellezza di sentirsi essere seguaci di Cristo.
+ Lucio M. Renna
Vescovo Carmelitano