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TUTTO IL BENE CHE FAI, PRIMA O POI RITORNA…..

 

TUTTO IL BENE CHE FAI, PRIMA O POI  RITORNA…..

             (l’Albania non ha dimenticato l’Italia)

a cura di Nicola Muscogiuri

Quando i buoni e bravi Maestri di un tempo volevano indurci ad essere attivi nel fare il bene, usavano dire un’espressione che ricalca bene il concetto: fai bene è scordati, fai male e pensaci. Proprio così dev’essere stato, ormai vent’anni fa, quando le migliaia e migliaia di connazionali, ed in particolare della ns Puglia, con raro istinto umanitario si sono letteralmente buttati ad accogliere gli abitanti dell’Albania  che, finalmente liberi da una lunga e  odiosa tirannia, con ogni mezzo possibile sono arrivati da noi in quella che alla storia è rimasta come ‘il grande esodo verso l’Italia” degli albanesi. Appena il tempo di avere cognizione di quello che accadeva e ancor prima che le Istituzioni si muovessero,  ogni abitante di questa ns terra del sud, ha ingaggiato una gara di solidarietà  nel portare ogni genere di conforto a questi ns. vicini fratelli. Nessuno si è tirato indietro, sia a livello personale, o famigliare, o di gruppi organizzati ed anche nel ns. Paese è venuto fuori il cuore nobile e generoso dei Torresi. Tutti ancora ricordiamo ed orgogliosamente possiamo dire di aver vissuto una bella  storia d’altruismo verso chi, in quel momento ne aveva assolutamente bisogno. Ecco perché credo che a nessuno  sia sfuggito il nobile gesto fatto da questi  fratelli  albanesi nel mandarci il Personale sanitario che hanno potuto, nel momento in cui noi italiani ne abbiamo avuto bisogno. Oggigiorno un’altra storia – che assolutamente non avremmo voluto vivere – per altri versi ancora più drammatica, ci porta ad essere profondamente orgogliosi di essere italiani, pensando ai nostri EROI  in “camice bianco”, che in ogni parte della Nazione in prima persona e rischiando finanche la vita, cercano di assicurare la necessaria assistenza sanitaria a chi, purtroppo, viene colpito dal “virus maledetto”. Infinita gratitudine è il minimo che possiamo esprimergli, sperando che questa dolorosa circostanza porti in ogni Persona una nuova consapevolezza del ruolo che svolgono e di conseguenza la certezza di doverli rispettare sempre e comunque. Quanto sarebbe bello che anche dopo aver sconfitto il ” virus maledetto”, questi comportamenti finalmente siano la base di ogni rapporto fra tutti gli Stati del mondo e fra ogni singolo uomo/donna che lo vivono. Per il sottoscritto, quella storia dell’esodo albanese  non si è del tutto conclusa, perché ancora alla ricerca di un ragazzo albanese, ormai di sicuro fattosi uomo, che dopo averlo seguito con l’attenzione del buon  Padre di famiglia, inspiegabilmente non ha più dato notizie di sé dopo un bel po’ che il nostro Governo d’allora aveva deciso per il trasferimento in varie parti d’Italia. Continuo a cercarlo e proprio un paio di mesi fa e quindi prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, ho provato a scrivere al programma televisivo della sig.ra De Filippi la seguente lettera, di cui ne riporto uno stralcio, nella speranza che mi aiuti a ritrovarlo; e chissà che non possa farlo anche qualche probabile lettore del Giornale di Torre.

Gent.ma Sig.ra Maria DEFILIPPI, dopo aver messo in campo tutte le mie “comunque” modeste possibilità per la risoluzione di un problema personale  che mi assilla  e non avendo potuto (purtroppo) ottenere quanto in appresso le spiegherò, mi rivolgo a Lei con la speranza che con il suo aiuto si possa ritrovare una cara persona od  almeno fargli pervenire  un messaggio attraverso  la sua bellissima  “C’E’ POSTA PER TE”. Mi chiamo …………………. ed abito con la mia famiglia in un   piccolo paese  della  provincia di BRINDISI dal nome TORRE SANTA SUSANNA. Come  senz’altro ricorderà, ormai molti anni fa, l’Italia ed il suo sud in particolare fu interessato da quel grande esodo degli abitanti  della nostra vicina ALBANIA, all’indomani della  loro ritrovata libertà.  Anche nel mio Paese, appena il giorno dopo l’arrivo in Puglia, un gruppo di Albanesi – non so come – e’ arrivato a Torre S.Susanna e una quindicina di queste Persone furono accolte nel Convento dei Padri Carmelitani, della cui Comunità la mia famiglia ne faceva parte insieme a tante altre. I Responsabili di allora, Padre Lorenzo ed il compianto Padre Ligio,  hanno messo a disposizione alcuni locali  della struttura,  che tutti noi abbiamo attrezzato con  tutto quello  che poteva servire per assicurargli un alloggio accogliente e dignitoso. Sig.ra Maria, che cosa non si è fatto in quelle prime  ore che ha seguito il loro arrivo: in poco tempo e prendendo ognuno  qualcosa dalle rispettive abitazioni (chi un tavolo – chi le sedie, chi un frigorifero, chi padelle e piatti, chi letti per farli dormire, chi coperte e lenzuola, chi vestiti da indossare, chi scarpe, chi cose da mangiare , chi la cucina, la bombola del gas, ecc., ecc.) abbiamo allestito questi locali dopo averli resi puliti e decorosi;  non solo dell’aspetto materiale ci siamo interessati, ma anche di quello morale e dell’accoglienza fraterna, dal momento che queste Persone avevano si bisogno di cibo, vestiario e di un tetto sotto cui ripararsi, ma anche e soprattutto di conforto ed amicizia. Con questi sentimenti e non disdegnando alcun aiuto concreto, nella realtà di questa Comunità Carmelitana come in altri posti del mio Paese di questo  Sud/Italia generoso e passionale, si è andati avanti per tutto il tempo necessario e fino a quando le Istituzioni non hanno provveduto – secondo programmi adeguati – a dislocare tutte queste Persone un po’ in tutte le Regioni d’Italia . Prima che questo sia avvenuto e nello scorrere della vita di tutti i giorni, tanti affetti e simpatie si sono manifestati; nel gruppo a noi affidato, c’era un ragazzo di un’età compresa fra i 14 e i 16 anni, il cui nome era “Tani” (in realtà MENKA Artan);  era partito dal suo Paese da solo e da noi era arrivato senza che conoscesse nessuno degli altri suoi connazionali;  più di tutti conosceva e parlava bene la nostra lingua,  dimostrava educazione e rispetto per tutti, tanto che il Priore del Convento – Padre Lorenzo –  fin da subito gli ha  voluto  bene come ad un figlio.

Era veramente un bravo ragazzo e gli è stato facile conquistare la fiducia e l’affetto  dei ragazzi del posto; dei  miei figli,  più o meno di pari età, divento amico e  cominciò  a frequentare la nostra casa tanto assiduamente da poter dire che alla mia famiglia si era aggiunto un  altro componente.

Per rendersi utile e guadagnare almeno quel poco per consentirgli di essere autosufficiente, voleva lavorare ed, appena possibile, tornare a scuola  per riprendere gli studi interrotti (a suo dire, in Albania aveva frequentato il Liceo). Spessissimo diceva di voler tornare in Albania per salutare i suoi e poi ritornare in Italia con un suo giovane fratello e si capiva dal suo dire di  quanta nostalgia era pieno, tanto da farmi pensare ai tanti nostri connazionali che anni e anni prima avevano sperimentato con sacrifici anche più duri un simile destino. Dopo qualche tempo, però, come accennavo prima arrivò anche a Torre il disposto Governativo che prevedeva una più razionale distribuzione sul territorio nazionale di queste Persone e, capita quindi che al nostro Tani – insieme agli altri presenti in Paese – viene mandato in Sicilia. Con Lui in particolare, il saluto avvenne con reciproca commozione,  promettendoci che ci saremmo comunque sentiti e rivisti appena fosse stato possibile;  infatti, dopo non molto tempo, il nostro Tani ci scrisse per la prima volta indicandoci il domicilio di Caltanissetta a cui indirizzare le nostre lettere. Trascorso ancora del tempo, è venuto a  trovarci più volte in Paese (una volta e non so come ci riuscì, ci portò pure i buoni CANNUOLI SICILIANI) e, naturalmente era ospite in casa mia, dove ritrovava – complici anche i miei figli  e suoi amici – tutta l’accoglienza ed il calore umano che già conosceva. In altre lettere, in risposta alle nostre, ci informava dell’evolversi della sua situazione, che certo non era rosea e soddisfacente, nonostante tirasse avanti lo stesso; aveva ripreso a studiare e lavorava in lavori stagionali e per molte ore al giorno per poco compenso; sempre per corrispondenza (siamo nell’anno 1993) ci informò del cambio di domicilio. Nelle sue lettere ripeteva sovente  il desiderio di tornare in Albania per abbracciare i suoi per poi ritornare in Italia e dopo tutto ciò sono ormai  più di  15 anni che non si hanno notizie di questo ragazzo o per meglio dire ex  dal momento che, sommando il tempo passato,  è sicuramente un uomo. Grazie Sig.ra Maria anche al suo Staff, per quello che si vorrà e  si potrà fare per dare un seguito a questa vicenda e grazie per la sensibilità che dimostrate con il  vostro lavoro  verso tutte le Persone e le storie che le riguardano. Vi ringrazio ancora per l’attenzione e nel caso abbiate bisogno di ulteriori informazioni che potrei dare sul caso propostovi, vi trascrivo il mio indirizzo e numeri telefonici. Cordiali Saluti.