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UMANESIMO IPOCRITA A cura di Mons. Lucio Renna

UMANESIMO IPOCRITA

A cura di Mons. Lucio Renna

Penso a tanti poveri pensionati che vivono una situazione tragica e inficiata da terribile ipocrisia. Essi ricevono mensilmente una pensione (non parlo di quella sociale!) che sarebbe appena sufficiente ai fabbisogni mensili. Ma cosa succede? Da una parte ricevono e dall’altra devono dare buona parte di quello che hanno avuto: bollette, tasse e quant’altro. Nel frattempo possono “rallegrarsi” vedendo come vivono “i nababbi”. Costoro ostentano, ad esempio, la loro incertezza di scelta di uno yacht di 20, 30 o 40 metri dal costo di milioni di euro. Per non riferirmi agli “straricchi” che, come qualcuno ultimamente in una trasmissione televisiva, cambiano casa ogni due anni perché comincia a “puzzare di muffa”. Mi chiedo se il pudore è un valore o non? Se l’ostentazione sia una caduta di stile o non? Se in natura è previsto che alcuni possano vivere di qualche migliaia di euro ed altri debbano quotidianamente bruciarne cinque volte tanto o non? Se la situazione pandemica stia impoverendo ancor di più i poveri e guadagnando sempre di più gli “straricchi” o non? Se si possa, almeno nel frattempo, soprassedere al microabusivismo, o non? Se sia possibile render meno amari gli esborsi dei più poveri o non? Se il macroabusivismo sia penalizzato o non? Se… se… se: quanti altri “se” mi vengono in mente ma non li esterno perché “a buon intenditore, poche parole”. Tuttavia non posso tacere che, mentre vedo tanti scartati dalla società piangere anche per fame materiale, oltreché per vergogna, noto di continuo sul mondo mediatico il gaudio inarrestabile ed offensivo dei “fortunati”. Non intendo alludere al classismo, né alla tendenza a difendere la propria “casta”, ma a quel senso di giustizia che viene frequentemente sollecitato da Papa Francesco. Gesù aveva detto a Giuda che lamentava lo “spreco di nardo” con cui Maria ungeva i suoi piedi: “I poveri li avrete sempre tra voi”. Ma Gesù voleva mandare un messaggio chiaro a un ladro che intendeva vendere quel “nardo” per mettere le sue mani furfanti sul ricavato. Gesù, infatti, è nato e vissuto come un “anawim”, un “senza voce” povero con i poveri; ambulante, senza casa. Egli si sfamava di quanto la generosità altrui gli concedeva. La famosa borsa tenuta da Giuda, raccoglieva qualche moneta per lo più data da “vedove” e poveri. Un po’ come succede, in tante chiede, con le questue miserrime insufficienti anche per le bollette di luce. Insomma, la situazione cambia in peggio a tutti i livelli internazionale, nazionale, regionale e via dicendo. A chi appellarsi? Da chi farsi difendere? (perché anche la difesa costa). Come possiamo andare avanti? Domande, queste, realmente gridate da coloro che non ne possono più di questa situazione. Nel mondo mediatico si parla di milioni, anzi di miliardi che vengono, vanno, danzano, sostano ecc. ecc..E così, gli invisibili, gli scartati, i “poveracci” si sentono schiaffeggiati sempre di più. Dove sta la “cultura della solidarietà” che spesso reclama il Papa, il quale sta aprendo il Vaticano sempre più ai diseredati, ai derelitti, ai clochards, ai poveri? C’è qualcuno dei potenti che possa e voglia dare una risposta credibile e operativa a questa domanda?

+ Lucio Renna
Vescovo Carmelitano