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Xylella, il Tar sospende l’eradicazione di 37 ulivi e apre ad altre misure

Xylella, il Tar sospende l’eradicazione di 37 ulivi e apre ad altre misure
Fonte : Brindisi Report
Le sei ordinanze dei giudici di Bari con i quali sono stati accolti i ricorsi dei proprietari ostunesi, che dovranno procedere alla capitozzatura delle branche principali, all’innesto di cultivar resistenti e al monitoraggio del vettore
Il Tar (Tribunale amministrativo regionale) di Bari, terza sezione, ha sospeso l’eradicazione di 37 ulivi – tra i quali numerosi ulivi secolari – in agro di Ostuni, in seguito al ricorso presentato da cinque proprietari di uliveti. Per il Tar di Bari è ammissibile un’alternativa all’espianto: la capitozzatura e l’innesto di cultivar resistenti. I cinque proprietari sono assistiti dall’avvocato Rosa Fanizzi del Foro di Lecce. I proprietari dovranno dare “attuazione concreta delle misure alternative all’abbattimento, entro e non oltre il 30 giugno 2022”. Il nodo centrale, per la prima volta in materia, è che al momento non dovranno eradicare le piante. I giudici del Tar hanno accolto le richieste di sospensione cautelare dei provvedimenti con i quali nei mesi scorsi la Regione Puglia ha prescritto “misure fitosanitarie per il contenimento della diffusione della Xylella fastidiosa” attraverso la “estirpazione” degli alberi.
A coordinare i lavori insieme all’avvocato Rosa Fanizzi, anche il collega Raffaele Trisciuzzi del Foro di Brindisi, che ha seguito i profili penali della vicenda; il Cub e gli studiosi e i tecnici del Comitato scientifico multidisciplinare indipendente, coordinato dal dottor Giorgio Doveri, già autori dello studio “Il Co.di.r.o: un’epidemia sindemica in Puglia”, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Agronomy Research di New York. Si legge in una nota diramata dallo studio legale Fanizzi: “Questo studio, riprendendo le numerose precedenti pubblicazioni scientifiche sul tema, ha analizzato in maniera complessiva tutti i fattori che hanno portato al deperimento degli oliveti del Salento, individuando ed applicando efficaci interventi per ripristinare la produttività e la salute degli alberi e dei terreni, superando così la limitata, miope e fuorviante visione di un microscopio che, con una grave e dannosa distorsione della verità attribuisce ad un batterio la causa dei disseccamenti. Ora il suddetto Comitato scientifico ha avviato uno studio sugli alberi oggetto del ricorso, supportato dal lavoro della dottoressa in Scienze Agrarie Emanuela Sardella che, insieme ai primi, sostiene un approccio orientato alla tutela del patrimonio olivicolo della Regione”.
Tornando alle sei ordinanze, per i giudici “il punto di equilibrio tra le opposte esigenze sembra potersi individuare nelle misure fitosanitarie alternative che la stessa Regione Puglia ha riconosciuto potersi praticare in relazione agli ulivi monumentali, i quali godono di speciale tutela”. Sempre i giudici evidenziano che “sussiste senz’altro il pericolo di un pregiudizio grave e irreparabile che deriva dalla drasticità della misura di abbattimento contestata”, ma ritengono che “la concessione della tutela cautelare deve essere subordinata all’attuazione concreta delle misure alternative all’abbattimento”. Entro il 30 giugno i proprietari degli ulivi infetti devono “procedere alla capitozzatura delle branche principali, all’innesto di cultivar resistenti e al monitoraggio del vettore”. Senza eradicarli.
Prosegue la nota diramata dallo studio legale Fanizzi: “Per il Tar di Bari è dunque ammissibile un’alternativa all’espianto nella Piana degli ulivi secolari: il primo passo verso il cambiamento è dettato dai giudici del Tribunale amministrativo barese che ha il coraggio di dire no all’espianto, ritenendo che un punto d’incontro rispetto alla prospettiva regionale sia data dalle misure alternative individuate dal legislatore regionale e consistenti nella capitozzatura e nell’innesto di cultivar resistenti. Ora è tempo, per la politica regionale, di cambiare orientamento e di dirottare le risorse destinate agli espianti in incentivi agli agricoltori, agli enti locali e ai tecnici per recuperare gli oliveti autoctoni della nostra Puglia, valorizzando la ricerca che, come la capitozzatura e l’innesto, è prevista quale misura attuabile sulle piante infette.