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NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE! a cura di Mons. Lucio Renna

NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE!
A cura di Monsignor Lucio Renna
Si sedevano, a mala pena, durante il pranzo… ma quanto a parlarsi neanche a pensarlo: ciascuno chattava col cellulare… Pranzo sbrigativo e poi ciascuno per la sua strada… una famiglia moderna, così pensavano di essere genitori e figli. Nessuno si preoccupava degli altri! Del resto erano tutti adulti e vaccinati, perché preoccuparsi? Certo la più piccola aveva compiuto appena 17 anni (festeggiati in discoteca con gli amici); ma la si poteva considerare maggiorenne perché “più matura della sua età”. Pomeriggio e sera avvolti dal mistero più impenetrabile: ciascuno coltivava i propri interessi e le proprie amicizie. Il padre, ad esempio, terminato il lavoro quotidiano, si premurava a consolare le sue amiche (ne aveva tante!). La madre, dopo la scuola di ballo, si attardava col maestro di danza, senza limiti di tempo. Il figlio grande, notoriamente gay, si intratteneva amabilmente coi suoi amici e non si faceva scrupolo di usare droghe per essere più prestante e interessante. La quasi-maggiorenne aveva coetanei ambosessi con cui consumare ore in non meglio qualificabili faccende. Insomma, ognuno badava a se stesso e tutti erano tranquilli e contenti. Si sentivano famiglia unita e moderna perché il pranzo – almeno quello – lo consumavano sbrigativamente insieme (una ventina di minuti durava mediamente). Un brutto giorno scoppiò la pandemia del coronavirus e fu obbligo generale restare in casa. Solo per tre motivi si poteva uscire: per medicinali, per cibo, per lavoro. Una quarta motivazione rimaneva nel vago di “casi di necessità”. E tutte le famiglie si resero conto di avere una casa… che fino ad allora aveva svolto funzione di hotel per non molte ore al giorno. Finalmente la casa si sentì usata, apprezzata, custodita, considerata. Non era più la cenerentola dimenticata e maltrattata ma spazio sacro nel quale quotidianamente la famiglia celebrava il rito della comunione. La casa diveniva quasi un componente della famiglia. Genitori e figli cominciarono ad accorgersi l’uno dell’altro. All’inizio si sentivano stretti nella loro grandissima e bella casa. Ciascuno vedeva negli altri il suo limite o, per dirla con Sartre, il suo inferno. E nell’intimo si chiedevano: ma chi sono queste persone… mi procurano fastidio… non le sopporto. Ma tant’è, non potendo uscire se non per i mentovati motivi, si cominciarono a render conto che bisognava fare di necessità virtù. Non più dunque amanti, misteriosi incontri, consumo di droghe e rapporti sessuali, amichetti ed amichette del cuore; ma la casa e, dentro, una famiglia con l’obbligo per ciascuno di riscoprire l’altro. Non era semplice né facile, ma, a voler evitare tale impegno, cosa fare tutto il giorno e per tutti i giorni del coprifuoco coronavirale? La necessità, pian pianino, cedette il passo alla virtù: i genitori si resero conto di avere coi figli non solo legami biologici, ma anche affettivi, psicologici, formativi. I figli scoprirono la fortuna di avere un padre e una madre, con i quali dialogare, confrontarsi, forse anche litigare, senza interrompere legami ma, al contrario, nel rispetto reciproco, accettare come punti di riferimento. Marito e moglie, dopo tanti anni, si ricordarono che nel giorno del loro matrimonio si erano vicendevolmente promesso fedeltà. La avevano infranta… ma il contatto quotidiano li spingeva ora a riparare e riprendere la via dei valori violati più e più volte. Il saggio diceva che “non tutti i mali vengono per nuocere”: quanta esperienza in queste parole. C’era voluta la pandemia del coronavirus perché quella famiglia, e con essa tante altre, si riscoprisse tale.

+ Lucio Renna
Vescovo Carmelitano